“Niente di nuovo sul fronte delle carceri in Sardegna, i dati diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e relativi al 30 aprile confermano il sovraffollamento in tutti gli Istituti detentivi con 2.417 detenuti (748 stranieri – 52 donne) per 2.350 posti. Nel computo sono comprese le Case di Reclusione all’aperto di Arbus-Is Arenas e Onanì-Mamone dove si registra una carenza di posti utilizzabili pari a 128 (50 Arbus e 54 Onanì) che si aggiungono ai 104 di Nuoro (attualmente con 47 detenuti). Ricordiamo che a Badu ‘e Carros è in corso un intervento di ristrutturazione della prima sezione con 88 posti detentivi per un importo complessivo di 5 milioni di euro”. Lo sottolinea Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, facendo notare che “il progetto sulla Casa Circondariale nuorese fa parte di un vasto programma di interventi predisposto dal Commissario Straordinario dell’Amministrazione Penitenziaria nel 2025”.
“Anziché investire nelle Colonie Penali, dove gli interventi di ristrutturazione avrebbero permesso di migliorare le condizioni di vita e di lavoro nonché la qualità delle produzioni lattiero-casearie e non solo, di quanti scontano la pena in un regime attenuato, secondo quanto previsto dalla Costituzione, il Ministero – osserva Caligaris – preferisce ancora una volta pensare a un detenzione fine a se stessa e dove gli spazi sembrano poter essere utilizzati come meri contenitori”.
“Badu ‘e Carros – osserva ancora la presidente di SDR – fa parte, infatti, di un elenco di sette progetti che permetteranno di recuperare oltre 800 posti detentivi con un costo stimato è di oltre 37 milioni di euro. I poteri commissariali di accelerazione delle procedure sembrano studiati esclusivamente per aumentare i posti non la qualità della riabilitazione dei detenuti che avrebbero invece necessità di programmi personalizzati”.
Il quadro generale, quindi, sembra destinato a complicarsi ulteriormente non solo per il peso che avranno sul sistema penitenziario i detenuti al 41bis (prossimi a quota 250) ma anche perché l’isola ha già sperimentato che con l’aumentare della capienza cresce il numero delle persone private della libertà.












