Ancora atti di bullismo nel cagliaritano, due giorni fa un ragazzino è stato picchiato violentemente durante il tragitto da scuola a casa: calci, pugni sferrati talmente forte che il giovane è dovuto ricorrere alle cure dei medici. Il sindaco: “Non possiamo intervenire sul singolo ma dobbiamo insistere sul gruppo per fargli capire che è lui anomalo, non gli altri”.
Una vicenda, l’ennesima, emersa a poche settimane dall’inizio della scuola: è accaduto in comune non lontano da Cagliari e una conoscente della famiglia del giovane aggredito ha lanciato pubblicamente un appello rivolto a chi ha assistito al pestaggio: “Chi ha visto tutto non abbia paura di parlare, non sono ragazzate”.
La Redazione di Casteddu Online ha contattato il sindaco che, da anni, assieme alla sua amministrazione, mette in campo molte iniziative per sensibilizzare i ragazzi su questa difficile tematica. “Il nostro impegno non si limita a incontri ed eventi ma si concentra in una campagna giornaliera sia all’interno delle scuole che fuori. Ci accorgiamo che non basta perché questa piaga deve essere contrastata a 360°”. Contrastare il bullismo dall’alto, insomma, le istituzioni nazionali devono supportare quelle locali, perché la società odierna richiede un impegno maggiore: “Non dimentichiamoci che i giovani hanno affrontato la pandemia, sono figli di un periodo difficile, hanno una frustrazione non indifferente dentro di loro”. Non solo: “Gli atti di bullismo si verificano tutti i giorni, ma emergono solo quelli più gravi. Prima era diverso, le famiglie erano meno permissive e anche per un richiamo a scuola scattavano le punizioni. I genitori non sono amici dei figli, devono educare e oggi, invece, assistiamo anche a scuse, giustificazioni per quello che commettono i figli”.
Il lavoro costante non manca a scuola “il problema è che qua i ragazzi non hanno orecchie per sentire e la consapevolezza deve partire dal gruppo: devono capire che si deve avere la forza di stare con i deboli ma per paura di schierarsi spesso evitano. Ma loro possono fare la loro parte: devono far capire al bullo che è da solo, che non deve comportarsi così. Lo devono fare nella quotidianità. Bisogna lavorare insieme a loro per convincere al bullo che lui è l’anomalia”.
“Il sistema in generale non sta dando quello che dava una volta: certi giovani sono proprio avversi al rispetto delle regole, verso le istituzioni è il contrasto al bullismo deve partire dall’alto. Più educazione civilca, lo Stato deve mettere in atto misure incisive”.
Tra le varie iniziative che possono essere rafforzate, il primo cittadino include anche lo sport a scuola e oltre l’orario scolastico e attività di gruppo come l’oratorio: socializzare, stare tutti insieme, impegnati a divertirsi con sani principi e regole di gruppo, “perché siamo una grande famiglia e dobbiamo vivere bene”.










