Cagliari, Farris replica a Zedda sulla Tari: “La propaganda non paga la Tari, i cittadini sì”
Il consigliere comunale di Civica 2024 contesta il post del sindaco sulla riduzione della tassa rifiuti: “Il costo del servizio continua ad aumentare e pesa sempre di più sulle famiglie”. Rivendica anche un emendamento sulle agevolazioni per gli affitti agli studenti universitari.
Botta e risposta sulla Tari tra maggioranza e opposizione a Cagliari. Dopo il post del sindaco Massimo Zedda, che ha annunciato una riduzione del 12% della Tari per le utenze domestiche rispetto al 2024 e la conferma delle agevolazioni per chi affitta a studenti universitari e a canone concordato, arriva la replica del consigliere comunale Giuseppe Farris (Civica 2024). In un lungo intervento pubblicato sui social, Farris sostiene che “la propaganda non paga la Tari, i cittadini sì” e accusa il primo cittadino di omettere alcuni aspetti del piano tariffario.
Il consigliere rileva che il costo complessivo del servizio rifiuti “continua ad aumentare”, con un incremento di 720 mila euro rispetto allo scorso anno, pari all’1,7%, il massimo consentito da ARERA. Farris afferma inoltre che a Cagliari il costo del servizio raggiunge 76,63 euro per chilogrammo di rifiuti, contro una media nazionale di circa 45 euro, sostenendo che il fabbisogno standard della città indicherebbe un costo inferiore di circa il 55%.
Nel mirino anche il peso della morosità. “Un quinto dei costi, circa 11 milioni di euro nel 2026 e oltre 12 milioni dal 2027, serve a coprire morosi ed evasori”, scrive Farris, attribuendo la situazione all’insufficiente capacità dell’amministrazione di contrastare il fenomeno. Il consigliere critica poi la scelta della Giunta di destinare 4,6 milioni di euro del bilancio comunale per ridurre la Tari delle utenze domestiche, sottolineando che si tratta comunque di risorse pubbliche, “sempre soldi dei contribuenti”, e osservando che, a suo giudizio, le attività produttive non avrebbero beneficiato della stessa attenzione.
Infine Farris rivendica la paternità dell’emendamento, approvato all’unanimità dal Consiglio comunale, che ha ricondotto gli immobili affittati agli studenti universitari tra le utenze domestiche. “Nel regolamento predisposto dalla Giunta erano stati inseriti tra le utenze non domestiche, nella categoria alberghiero senza ristorazione”, conclude il consigliere.











