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Cagliari, la crisi della Neuropsichiatria infantile: “Un dramma umano e professionale per i bambini fragili”

La lettera di denuncia di Gianfranco Angioni: iamo davanti a lavoratrici e lavoratori arrivati al limite, spesso al collasso, costretti a sostenere ritmi insostenibili e una quotidiana esposizione ad aggressioni fisiche e verbali. Non è più un reparto, è una trincea. Un’umanità spezzata"

di Redazione Cagliari Online
13 Settembre 2026
in cagliari

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Brotzu, aggressioni al personale sanitario: escalation di violenza contro chi si prodiga per salvare vite

Ci sono luoghi in cui la parola “emergenza” non descrive più una situazione temporanea, ma è diventata la fotografia quotidiana di un sistema che non regge più. La Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza del P.O. Microcitemico dell’ARNAS Brotzu è uno di questi.

Dietro le porte di quel reparto ci sono bambini e adolescenti fragilissimi, famiglie che affidano alla sanità pubblica ciò che hanno di più prezioso e lavoratrici e lavoratori chiamati ogni giorno a garantire cure in condizioni ormai insostenibili.

«Non si può e non si deve rimanere indifferenti di fronte al dramma umano e professionale che ogni giorno si consuma in questo reparto – denuncia Gianfranco Angioni, Referente Regionale USB Sanità –. Siamo davanti a lavoratrici e lavoratori arrivati al limite, spesso al collasso, costretti a sostenere ritmi insostenibili e una quotidiana esposizione ad aggressioni fisiche e verbali. Non è più un reparto, è una trincea. Un’umanità spezzata».

Per USB la crisi di oggi ha radici lontane e organizzative.

«La collocazione della NPIA all’interno del P.O. Microcitemico si è rivelata, fin dall’inizio, una soluzione non pienamente adeguata alle esigenze di pazienti così delicati e di un’attività così complessa. Il successivo riordino sanitario, con l’incorporamento del Microcitemico dentro l’ARNAS G. Brotzu, non ha portato al necessario adeguamento. Anzi, ha finito per peggiorare la situazione. Senza un organico adeguato, senza investimenti dedicati e senza una sede pensata per questo tipo di utenza, il servizio è rimasto in una condizione di marginalità. Si è persa la dimensione territoriale senza costruire una vera e compiuta integrazione ospedaliera. Il risultato è la condizione di estremo disagio che vivono oggi operatori, bambini e famiglie».

Per anni questo personale ha garantito la continuità assistenziale e la tenuta dei LEA, andando ben oltre ciò che era ragionevolmente possibile.

«Oggi quel personale si ritrova a fronteggiare carenze di organico gravissime, difficoltà nella gestione dei turni, il peso delle pronte disponibilità usate come turni ordinari, le doppie notti e persino il mancato pagamento di prestazioni aggiuntive già effettuate, motivato con l’assenza di risorse. A questo si aggiunge un dato che non può più essere sottaciuto: le aggressioni fisiche e verbali sono diventate parte della quotidianità lavorativa. Operatori lasciati soli a gestire situazioni di elevata complessità e acuzie, senza il supporto di organico sufficiente e senza sistemi di tutela e sicurezza adeguati. Lavorare con la paura non può essere considerata normalità. È una situazione ingiusta e inaccettabile».

«Non è più possibile pensare di risolvere il problema chiedendo al personale l’ennesimo sacrificio o aggiungendo qualche turno. La carenza di organico non può trasformarsi in una colpa dei lavoratori. Non può essere sempre la loro disponibilità a garantire il servizio, né il loro sacrificio a compensare una programmazione insufficiente. E non può essere la loro incolumità fisica a pagare il prezzo delle inefficienze del sistema. Per questo abbiamo sollecitato le autorità ispettive e gli organismi competenti affinché venga verificata con urgenza la turnistica, la gestione delle pronte disponibilità e le condizioni di sicurezza e prevenzione delle aggressioni nella NPIA».

«In questa struttura non ci sono soltanto numeri, turni e organici. Ci sono bambini, adolescenti e famiglie che attraversano momenti di particolare fragilità. Garantire loro un’assistenza adeguata significa anche assicurare agli operatori condizioni di lavoro sicure e dignitose. Per questo chiediamo all’Assessorato Regionale alla Sanità di assumersi la responsabilità di questo fallimento organizzativo e di convocare un tavolo d’urgenza che coinvolga anche il Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza. Chiediamo inoltre una verifica ispettiva sui requisiti di accreditamento e sulla sicurezza degli ambienti e un cronoprogramma serio, pubblico e vincolante per il trasferimento definitivo della NPIA in una sede idonea, funzionale e sicura».

«Servono fatti, non più promesse. Serve un intervento strutturale, immediato e non più rinviabile. USB Sanità non resterà in silenzio mentre chi lavora nella NPIA è costretto a operare al limite delle proprie possibilità, con il rischio quotidiano di essere aggredito, e mentre bambini, adolescenti e famiglie vivono una situazione che non può e non deve essere considerata normale.

Chiediamo il riconoscimento immediato di tutte le spettanze dovute, il rispetto dei diritti e dei riposi, condizioni di lavoro sicure e dignitose e un impegno concreto per dare alla Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza una sede adeguata.

La misura è colma. L’Assessorato intervenga subito. Perché alla fine la domanda è una sola: chi pagherà per quello che sta avvenendo?».

Gianfranco Angioni, Referente Regionale USB Sanità.

 

Tags: neuropsichiatria
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