“Cagliari, la maledizione dei mercati civici: diventano luoghi identitari e poi vengono demoliti”. Il consigliere Giuseppe Farris all’attacco: ecco tutti i precedenti prima di San Benedetto, in una città che sembra volere distruggere i luoghi della storia. “Cagliari ha un rapporto irrisolto con i propri mercati storici.
Li costruisce come segni della modernità, li lascia sedimentare per decenni nella vita quotidiana della città fino a trasformarli, inconsapevolmente, in luoghi identitari. Poi, quando quella funzione si è, oramai, intrecciata indissolubilmente con la memoria collettiva, arriva il momento della demolizione.
È accaduto con il mercato del Largo Carlo Felice. Un edificio che esprimeva al meglio la Cagliari di fine Ottocento, demolito in nome di una diversa idea di città e il cui valore è stato pienamente percepito solo dopo la sua scomparsa.
San Benedetto è finito dentro la medesima parabola.
Anche questo mercato nasce come infrastruttura moderna e funzionale.
Ma quasi settant’anni di vita lo hanno trasformato in qualcosa di molto diverso da un semplice contenitore commerciale.
San Benedetto ha generato uno stile di vita con cui si è espressa la cagliaritanita’.
Senza bisogno di essere dichiarato monumento per esprimere l’identità cittadina.
Eppure, la cosiddetta riqualificazione passa attraverso la sua demolizione.
Cagliari sembra avere una particolare inclinazione a riconoscere troppo tardi il valore dei suoi luoghi.
E così, i mercati finché esistono sono obsoleti. Quando scompaiono diventano identitari.
È una sorta di damnatio memoriae urbana al contrario: prima cancelliamo il luogo, poi ne celebriamo il ricordo.
Che tristezza
“, conclude il consigliere comunale Giuseppe Farris.












