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Cagliari, la rabbia dei rider per i nuovi contratti di lavoro: “Nove euro all’ora sono troppo pochi”

di Raffaella Aschieri
19 Aprile 2021
in cagliari, il-diavolo-sulla-sella

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Cagliari, la rabbia dei rider per i nuovi contratti di lavoro: “Nove euro all’ora sono troppo pochi”
Il cambio è stato annunciato a febbraio e, nei giorni scorsi, i rider hanno già ricevuto le email con le nuove regole. Just Eat, la società internazionale di “food delivery”, trasforma i suoi collaboratori in lavoratori dipendenti. Come si legge nel sito, infatti, “in una prima fase, riconosceremo un trattamento non inferiore alle tabelle previste dai contratti collettivi per attività analoghe, garantendo un compenso orario indicativo del valore medio di circa 9 euro. Si tratta di un valore indicativo, che si ottiene applicando su una paga media, lorda, di 9 euro l’ora, indipendentemente dalle consegne effettuate, il pacchetto di maggiorazioni previste dalla normativa in vigore. A tale somma si aggiungerà un ulteriore sistema di bonus legato al numero di consegne. Tale importo potrà essere aggiornato e rivisto – nella sua composizione e funzionamento – in funzione dell’esito del confronto sindacale in corso. Il contratto prevede inoltre: indennità per l’utilizzo del proprio mezzo; indennità integrative per lavoro notturno, festività e lavoro straordinario; assicurazione di responsabilità civile verso terzi e assicurazione sulla vita; ferie, malattia, maternità/paternità; dotazioni di sicurezza gratuite fornite da Just Eat, oltre agli strumenti per la pulizia dell’attrezzatura come spray e igienizzanti e mascherine; formazione relativa all’azienda e all’utilizzo dell’app Scoober; formazione specifica sui temi della salute e della sicurezza per il trasporto degli alimenti e sicurezza stradale”. Ma è la paga che fa infuriare più di un rider. Anche in Sardegna.
Elisa Tumatis, 27enne di Maracalagonis, racconta: “Sono invalida, posso lavorare solo come rider perchè è un lavoro flessibile, quando sto male posso interrompere il turno. Ora mi hanno proposto 20 ore di contratto, ho già firmato il contratto di recesso. Però, visto che lavoro con l’auto, loro non vogliono più e, quindi, rischio di essere tagliata fuori”, spiega. “Solo bici elettrica o scooter. Prima facevo anche 450 euro alla settimana, ora al massimo ne farei centocinquanta, meno le trattenute. È una paga troppo bassa, il mezzo lo devo mettere io e non posso rifiutare le proposte di consegna. Inoltre, spesso, mi è capitato di essere aggredita verbalmente dai clienti. Volevano che salissi sino al piano per consegnare il cibo, ma è vietato: un uomo è sceso, infuriato, e mi ha strappato di mano la borsa termica, prendendo i pacchetti e, poi, scaraventando la borsa per terra. Ho deciso di non lavorare più”. Giuseppe Murru, di Monserrato, ha 51 anni: “Rider da due, prima ero un imprenditore nel settore dell’edilizia. Dal 2018, però, ho chiuso la partita Iva. Ho ricevuto le email con tutte le novità da Just Eat, ma mi hanno risposto che la mia candidatura non può andare avanti. Non so il perchè, dal trenta aprile rischio di essere fuori dai giochi. Contatterò i miei avvocati per capire se tutto ciò è regolare, ho già rescisso il vecchio contratto per avere il nuovo inquadramento, da dipendente. Però la paga prevista è misera, prima potevo anche incassare diciannove euro a consegna, ora massimo 8,50 euro l’ora, forse nove. Sempre troppo poco. E, nel mio caso, mi hanno proposto solo dieci ore alla settimana”.
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