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Cagliari e i centri storici sardi, Frongia (Confcommercio): “Criticità ma anche segnali di rilancio” (VIDEO)

Città sempre più vuote, centri storici spenti, comunità che si sfaldano. È questo il quadro emerso dagli interventi dei presidenti di Confcommercio nel corso del confronto dedicato al futuro del commercio urbano e alla tenuta sociale delle città. Un dibattito che ha messo al centro un tema chiave: senza servizi di prossimità, senza negozi e relazioni umane, le città perdono la loro anima.

di Daniela Di Iorio
4 Febbraio 2026
in cagliari, zapertura

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Città sempre più vuote, centri storici spenti, comunità che si sfaldano. È questo il quadro emerso dagli interventi dei presidenti di Confcommercio nel corso del confronto dedicato al futuro del commercio urbano e alla tenuta sociale delle città. Un dibattito che ha messo al centro un tema chiave: senza servizi di prossimità, senza negozi e relazioni umane, le città perdono la loro anima.
Cagliari: il centro storico tra difficoltà e prospettive di rilancio
Sul caso di Cagliari si è soffermato il presidente di Confcommercio Sud Sardegna, Emanuele Frongia, evidenziando come il centro storico viva una fase complessa, ma non priva di segnali positivi. I dati mostrano un commercio che, pur registrando un tasso di mortalità più elevato rispetto ad altre realtà, mantiene complessivamente un saldo ancora positivo, anche grazie alla crescita del comparto turistico e ricettivo. Tuttavia, questo processo rischia di assorbire e comprimere il commercio di prossimità e i negozi di vicinato.
Per Frongia, la sfida è mantenere viva la comunità residente e rendere il centro storico attrattivo non solo per i visitatori, ma per chi lo vive ogni giorno. Servono politiche integrate che intervengano su logistica, mobilità, parcheggi, residenzialità per le giovani coppie, decoro urbano e sicurezza. La percezione di degrado e microcriminalità, pur a fronte di dati ufficiali sotto controllo, resta un tema sensibile. Da qui l’appello a proseguire il confronto tra tutte le parti sociali affinché l’analisi si traduca in scelte amministrative chiare e coerenti per il futuro del centro storico.
Firenze: quando si spengono le luci, perde tutta la città
Dal caso di Firenze arriva un messaggio chiaro. Bloccare nuove autorizzazioni a determinate attività è stato un passo necessario, ma tardivo. Quando una strada passa da pochi esercizi a decine di locali tutti uguali, l’effetto non è sviluppo ma saturazione, degrado e perdita di equilibrio urbano.
La città non è un contenitore neutro: ogni attività è un attrattore, ogni scelta incide sulla vivibilità. Quando le luci si spengono in una via o in una piazza, non perde solo l’imprenditore: perde l’intera città. La luce nel buio è il simbolo stesso della civiltà urbana.
Il commercio di prossimità non è solo vendita, ma presidio sociale, legalità, sicurezza e relazione. Un valore che non può essere lasciato esclusivamente alle logiche immobiliari o alla rendita, perché così si trasferisce il valore del lavoro dal servizio al mattone, rendendo le attività sempre meno sostenibili.
Oristano: identità, storia e centri storici da difendere
Dalle città più piccole, come Oristano, arriva un richiamo forte alla difesa dell’identità. I centri storici non sono spazi da omologare, ma veri e propri salotti urbani che raccontano una storia.
Eventi, tradizioni, manifestazioni identitarie non possono essere regolati con decreti calati dall’alto, senza conoscenza dei territori. Limitare o snaturare queste espressioni significa cancellare ciò che rende un luogo riconoscibile e attrattivo, anche dal punto di vista turistico.
La crescita non può passare dalla perdita di identità. Difendere la storia locale significa difendere anche l’economia, il commercio e il senso di appartenenza delle comunità.
Sassari: distretti urbani del commercio e rigenerazione
Una possibile risposta arriva dai distretti urbani del commercio. Perimetrare aree cittadine e gestirle attraverso una regia condivisa, pubblica e privata, permette di intervenire in modo strutturato sulla rigenerazione urbana.
Come avviene nei grandi centri commerciali, anche la città ha zone calde e zone fredde. Senza una strategia, alcune aree restano escluse dai flussi, mentre altre vengono sovraccaricate.
I distretti consentono di riequilibrare questi flussi, sostenere le imprese e accompagnarle anche nel percorso di digitalizzazione. Una digitalizzazione che non è un sito web o un esperimento temporaneo, ma un processo di trasformazione che rende le imprese più solide e meno dipendenti dalla sola prossimità fisica.
Nuoro: il nodo dei consumatori e della competitività
Dal dibattito emerge anche una riflessione autocritica. Le politiche di tutela del commercio funzionano solo se incontrano la volontà dei cittadini-consumatori.
La comodità, il prezzo, l’accessibilità sono fattori determinanti. Se il commercio di prossimità non riesce a essere competitivo, anche attraverso forme di aggregazione e acquisti collettivi, il rischio è che le buone idee restino sulla carta.
La concorrenza delle grandi piattaforme utilizza infrastrutture pubbliche senza restituire occupazione e valore ai territori. Ma la risposta non può essere solo normativa: serve una maggiore capacità di fare sistema tra le imprese, superando frammentazioni storiche.
Una sfida che riguarda tutti
Il messaggio finale è condiviso: non si tratta solo di difendere una categoria, ma un modello di vita.
Il commercio urbano distribuisce beni, ma anche relazioni, sicurezza, socialità e qualità della vita. È questo lo stile italiano che il mondo ci invidia e che attira milioni di visitatori.
Se non si proteggono le città come luoghi vissuti, se non si salvaguarda il commercio come presidio civile, il rischio è perdere non solo imprese, ma comunità intere. E una città senza cittadini è solo uno spazio vuoto.
Tags: Cagliari
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