Concorsi pubblici, scontro sui titoli: “Si calpestano le professioni educative e pedagogiche”.
La denuncia di Marco Romano, uno dei membri fondatori della community PES PEDAGOGISTI EDUCATORI SARDI , contro il bando dell’Unione Comuni d’Ogliastra. Aperto l’accesso a lauree estranee al settore, l’Ente respinge la richiesta di autotutela: “Ma per la psicologia o il sociale non accadrebbe mai”.
Tiene banco nel mondo delle professioni educative e socio-pedagogiche il caso del concorso bandito dall’Unione Comuni d’Ogliastra per la copertura di un posto da “Funzionario specialista in attività pedagogico-educative e socio-assistenziali” (con scadenza fissata al 29 ottobre 2026). Al centro della polemica c’è l’accesso indiscriminato al bando concesso a classi di laurea completamente estranee ed eterogenee rispetto al nucleo centrale delle funzioni richieste.
A sollevare il caso è Marco Romano, professionista del settore, che nei giorni scorsi aveva presentato un’istanza formale di autotutela per chiedere all’Amministrazione di correggere il tiro. Nel dettaglio, il bando ammette titoli come L-24 (psicologia), L-40, LM-51 e LM-88, scavalcando di fatto la normativa nazionale di riferimento — la Legge 205/2017 e la recente Legge 55/2024 — che istituisce e tutela rigorosamente le figure dell’educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista.
La risposta dell’Unione Comuni d’Ogliastra non si è fatta attendere, ma ha sortito l’effetto di irrigidire ulteriormente il fronte professionale. L’Ente ha infatti respiso l’istanza, giustificando la scelta con la presunta “natura multidisciplinare” del profilo e con la discrezionalità organizzativa nel combinare competenze pedagogiche, sociali, psicologiche e sociologiche, escludendo che vi sia alcuna penalizzazione per i candidati formati specificamente in ambito pedagogico.
”Una motivazione che non regge a un’analisi logica e giuridica”, tuona il dott. Romano, che affida la questione a una provocazione tanto semplice quanto tagliente: “Se codesto Ente avesse bandito un posto da ‘Funzionario specialista in attività psicologico-sociali’, avrebbe forse consentito l’accesso libero ai laureati in Scienze dell’Educazione o in Pedagogia? Ovviamente no. Perché l’ordinamento riconosce e tutela giustamente i confini e le competenze della psicologia e del servizio sociale, mentre sulla pedagogia si continua a fare confusione, sdoganando l’accesso a chiunque?”.
Secondo i professionisti del settore, sminuire la specificità di un profilo che reca nel nome stesso la dicitura “pedagogico-educativa” significa svuotare di senso le riforme legislative che in questi anni hanno finalmente dato un’identità e un albo riconosciuto a educatori e pedagogisti. L’apertura a lauree non pertinenti risulterebbe dunque in tensione con i principi di buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.
La vertenza, partita dall’Ogliastra, rischia ora di diventare un caso pilota a livello regionale. Vista la chiusura da parte dell’Ente, la questione non è destinata a spegnersi: i professionisti annunciano battaglia, pronti a portare il caso all’attenzione delle organizzazioni sindacali e degli organi di informazione per difendere il valore e la dignità di una professione troppo spesso considerata “interscambiabile”.












