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Disastro Sulcitana: trent’anni aspettando la nuova statale, politica e burocrazia negano la sicurezza ai cittadini sardi

di Jacopo Norfo
11 Ottobre 2018
in il-diavolo-sulla-sella

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Disastro Sulcitana: trent’anni aspettando la nuova statale, politica e burocrazia negano la sicurezza ai cittadini sardi
No, non si può aspettare trent’anni per una strada nuova e vedere quella “vecchia” squarciata in tre punti, isolando 60mila abitanti e la raffineria più grande del Mediterraneo. Così funziona in Sardegna: interi decenni per costruire una strada a quattro corsie, e vedere la gente morire in tanti incidenti per colpa della lentezza della politica e della burocrazia. Siamo sulla Sulcitana, a soli dieci km da Cagliari, capoluogo della Sardegna: siamo al centro di una storia paradossale, emblematica di come vanno le cose in Italia. I Comuni hanno impiegato anni per decidere il tracciato, dividendosi tra il percorso “verde” (che di fatto sostituiva l’attuale litoranea) e quello “rosso” che poi fu quello approvato, un enorme bypass di asfalto attraverso la zona industriale di Macchiareddu.
La nuova statale 195 è in fase di costruzione, lì dietro le montagne dove è stato scavato anche un enorme viadotto attraverso le bellissime colline di Capoterra. L’iter burocratico iniziò nel 1997, con le prime conferenze di servizi: siamo alla fine del 2018 e la strada non è ancora pronta. Quella attuale ieri ha deciso che il tempo è però scaduto: sotto la furia dell’onda di piena del rio Santa Lucia è crollata in maniera impressionante, lasciando per ore senza una sola arteria di percorrenza Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Pula. Chiunque poteva morire nel frattempo, mentre la Saras a sua volta rimaneva isolata. Parliamo della raffineria più grande del Mediterraneo, che non può stare senza vie di sicurezza. Ma come è possibile che sia stata lasciata nel dissesto idrogeologico una statale che è da tanti anni in balia dell’erosione?
Si vede a occhio nudo, da qualsiasi foto che la spiaggia di Giorgino è arrivata a pochi centimetri dalla carreggiata, col mare a ridosso delle auto. Si sapeva da sempre che il rio Santa Lucia è un fiume ad altissimo rischio, perchè in passato provocò altre morti e alluvioni. Nel 1999, nel 2008, a cosa è servito quel prezzo pagato delle vite umane perse? Bravissimi sono stati ieri i soccorritori e i volontari, e il sindaco di Capoterra Francesco Dessì: la strada è stata chiusa un attimo prima che si verificasse una nuova tragedia, ma ora qualcuno dovrà spiegarci il perchè di quei ritardi infiniti. Come è possibile che decine di migliaia di sardi oggi debbano compiere un percorso di oltre cento chilometri in più, passando dal Sulcis, per raggiungere Cagliari, e perchè non sono mai state studiate delle alternative a quell’unica striscia di asfalto che ieri si è rivelata vulnerabile come il burro? Di fronte a precipitazioni così copiose, la nostra Sardegna non ha infrastrutture degne di questo nome. E come dice una ragazza di Capoterra in un audio su Whatsapp, noi abitanti siamo come topi in gabbia mentre le nostre strade si accartocciano come carta velina davanti ai nostri occhi. E la politica sarda cosa fa, oltre che monitorare dai video il disastro? Cosa ha fatto in tutti questi anni per evitare questo scempio, se non abbiamo neanche strade sicure: per spostarci useremo tutti gli elicotteri di chi ci governa?
Tags: Sardegna
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