Elly Schlein lancia da Cagliari la sua corsa a premier per le prossime politiche mandando un messaggio chiaro agli alleati: se siamo uniti, vinciamo. Dunque poche chiacchiere, ancor meno polemiche, testa bassa e pedalare: essere in disaccordo ci sta, discuterne pure, dividersi per fare l’ennesimo favore alla destra no. In soldoni, il messaggio è questo: vietato dividersi perché altrimenti è finita prima di cominciare.
Preceduta dai reciproci sorrisi baci e abbracci del gotha dem e progressista della Sardegna come ai tempi della campagna elettorale, Elly Schlein ha chiuso la festa dell’Unità alla Vetreria di Pirri attaccando il governo per la deportazione dei detenuti del 41 bis in Sardegna (“Nordio faccia marcia indietro, la Sardegna non è il carcere d’Italia”), per non attuare politiche adeguate all’insularità e per non difendere industria e lavoro. Problema, quest’ultimo, che accomuna tutte le regioni, secondo Schlein, insieme a quelli della sanità, del welfare soprattutto alle giovani coppie con figli, delle pensioni, delle scuole e delle università.
C’è poi il tema dei temi, il costo del carburante: Schlein invoca un tetto pubblico fissato dal governo, “non è una cosa che si può lasciare alla buona volontà delle compagnie” che, a proposito, visti i guadagni enormi andrebbero per la segretaria dem tassate sugli extraprofitti.
Tanta campagna elettorale, poca Sardegna se non sfiorando qualche tema ormai noto come appunto quello delle carceri: e la promessa che, proprio come accaduto in Sardegna, al governo del Paese la coalizione progressista farà la differenza per l’Italia e gli italiani.












