Cerchi senza fine – di Emanuele Stochino
A Filippo e al suo amico Gabriele
Nei brividi dell’adolescenza
vibrano incessanti sotto pelle
le stelle all’albeggiare,
mischiandosi alla brezza
non fredda del maestrale
ma calda, bollente
del levante a soffocare.
Due cerchi di metallo
avanzano leggeri e spensierati
lucidi e cromati
occhi umidi di pianto
che sferzano l’asfalto.
Notte pura, senza fine,
concentrati in un soffio,
leva via quell’energia.
Scarica l’aria turgida
di un’estate al termine
nel lungo andare placido,
senza scintille; spegni piano
questo mare appena acceso
dagli inconsapevoli artificieri
di uno svagato destino.
Ormai s’intrecciano dita
Come Fili sospesi
che acchiappano il vuoto,
miraggio di libertà
steso senza sconforto.
Volo d’Angeli
verso l’ignoto.
Ditemi perché
siete due aliti elevati
nell’amicizia senza fine.
Dio, Tu che regoli e decidi
l’umanità ignara dei tuoi disegni
così difficili da spiegare
a noi, viaggiatori casuali,
rendi almeno semplici
questi versi a chi rimane.
Fai che questi calici amari
possano dare una sola ragione
per continuare a sperare.
Dai, almeno questo lo devi.
Stacca almeno un sogno
ancora da realizzare
in bianco come assegno a pagare;
fai volare questi sogni
rapiti controvento
attorno a chi permane,
in attesa di riabbracciare
l’adorato, inseparabile valore.











