Dal Poetto a Tortolì migliaia di cilindretti, derivati ultimi delle industrie petrolchimiche, sversati in mare. Si moltiplicano le segnalazioni, l’ultima giunge dalla spiaggia di Orrì, “una delle perle della costa ogliastrina. Evidentemente con le correnti di scirocco sono arrivati fin qui”.
Lo stesso fenomeno è stato registrato anche a Palermo, potrebbe trattarsi di un incidente durante il trasporto della materia con la quale vengono realizzati i contenitori di plastica, causando, però un elevato danno ambientale.
“Questo è un piccolo appello che in questi giorni si trovano nei tratti di costa interessati dalla presenza di piccoli granuli di plastica dispersi in mare. Se vi va, dedicate qualche minuto a raccoglierli e a smaltirli nell’indifferenziato” spiega Archeoplastica.
“Secondo l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), i granuli di plastica non sono attualmente classificati come merci pericolose durante il trasporto. Eppure basterebbe trasportarli in contenitori adeguatamente sigillati, come avviene per altre merci a rischio di dispersione, per ridurre notevolmente il problema.
Da anni numerose organizzazioni chiedono all’IMO di riclassificare i pellet plastici, così da imporre misure di trasporto più sicure e garantire procedure adeguate in caso di dispersione, comprese quelle per il ripristino ambientale e il risarcimento delle comunità coinvolte.
La dispersione di questi granuli è considerata una delle principali fonti di microplastiche primarie nei mari. Basti pensare che il disastro della nave X-Press Pearl, avvenuto nel 2021 al largo dello Sri Lanka, provocò la dispersione di circa 1.680 tonnellate di pellet plastici, dando origine a uno dei più gravi episodi di questo tipo mai registrati”.
Un fenomeno che preoccupa, insomma e in tanti si stanno già prodigando per ripulire le spiagge dalla plastica: “Ognuno di noi, in attesa che qualche Ente preposto si muova, può fare qualcosa. Raccogliamo questo schifo e buttiamolo nell’indifferenziato” spiega M.T.










