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Il cuore nascosto di Sant’Efisio: a Giorgino la tradizione secolare della famiglia Ballero

Nella piccola chiesetta seicentesca, custodita ancora oggi dalla famiglia Ballero all'interno della Villa, il Santo abbandona gli abiti più preziosi per indossarne di più semplici. È un gesto simbolico, ma anche profondamente concreto: l'aureola e i gioielli d'oro vengono sostituiti con quelli d'argento, il cocchio barocco lascia spazio a quello "di campagna", più adatto al viaggio.

di Daniela Di Iorio
1 Maggio 2026
in cagliari, zapertura1

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Il cuore nascosto di Sant’Efisio: a Giorgino la tradizione secolare della famiglia Ballero
Accanto alla Cagliari che si veste a festa e accompagna Sant’Efisio, tra petali di rose e costumi tradizionali, c’è una Cagliari più silenziosa e raccolta. È quella che si incontra a Giorgino, prima vera tappa del pellegrinaggio, dove la festa cambia volto e diventa solo fede. Dopo la grande sfilata nel cuore della città, infatti, il corteo lascia Cagliari e si dirige verso Giorgino: qui avviene il primo passaggio cruciale, quello che segna l’inizio del pellegrinaggio vero e proprio. Nella piccola chiesetta seicentesca, custodita ancora oggi dalla famiglia Ballero all’interno della Villa, il Santo abbandona gli abiti più preziosi per indossarne di più semplici. È un gesto simbolico, ma anche profondamente concreto: l’aureola e i gioielli d’oro vengono sostituiti con quelli d’argento, il cocchio barocco lascia spazio a quello “di campagna”, più adatto al viaggio.
Questa tradizione nasce all’inizio dell’Ottocento, quando il conte Michele Ciarella – dopo aver perso tragicamente la moglie e i figli in mare – fece voto di accogliere ogni anno Sant’Efisio nella sua proprietà di Giorgino. Da allora, quella promessa non si è mai spezzata ed è stata tramandata ai discendenti: oggi sono i Ballero a portarla avanti, con lo stesso senso di responsabilità e devozione.
Ed è proprio all’interno di questa storia che si inserisce il racconto dei protagonisti di oggi: Simone, Francesco, Stefano e Roberta Ballero, insieme ai genitori Benedetto Ballero e consorte Donna Bonita.
“Noi siamo la prima tappa che il Santo fa appena uscito da Cagliari”, raccontano. “Arriva da noi intorno alle tre del pomeriggio. Qui facciamo il cambio delle vesti e lo prepariamo per il viaggio verso Nora”.
Un momento breve ma intensissimo, che conserva intatti gesti antichi: “Gli togliamo gli abiti più ricchi, quelli con l’oro, e lo vestiamo in modo più sobrio. È l’inizio del pellegrinaggio, cambia proprio il significato del viaggio”. Non è solo una cerimonia, ma un passaggio carico di spiritualità: “Facciamo la preghiera, i fedeli si avvicinano con rispetto. Poi il Santo riparte”.
Il ruolo della famiglia non è simbolico, ma operativo. Sono loro a custodire il Cocchio, a occuparsi del cambio, a garantire che ogni gesto avvenga come da tradizione. “Anche se quest’anno – puntualizza Roberta Ballero – il Cocchio non c’era, ed è stato molto bello che il Santo sia stato portato a braccio in tutta la Corte, così come hanno fatto i miei fratelli, perché il pickup si è fermato fuori, sia vederlo passare sulla testa della gente in città: è stata un’immagine che ho ritenuto molto potente e molto bella. Noi – ha aggiunto -, anche se questo anno non si è utilizzato, il Cocchio lo custodiamo tutto l’anno”.
“È una cosa che facciamo da generazioni, da centinaia di anni”, sottolineano i fratelli. “In quel momento siamo noi i custodi del Santo”.
Una responsabilità che coinvolge tutti, anche i più giovani: “Si impara guardando, facendo. Sono gesti che si tramandano, sempre uguali”.
Poi il corteo riparte verso Nora, attraversando la costa fino al luogo del martirio. Ma il legame con Giorgino non si interrompe: il 4 maggio, al rientro, il Santo torna nella chiesetta dei Ballero.
“Quando rientra, rifacciamo il cambio al contrario”, raccontano. “Gli rimettiamo gli abiti della festa, perché deve tornare in città e sciogliere il voto entro la mezzanotte”.
È il momento in cui il pellegrinaggio si chiude e la città ritrova il suo Santo.

Tags: Cagliarisant'efisio
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