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Infermieri sardi, scatta lo stato di agitazione: “Aggressioni, poca sicurezza e salari bassi per noi operatori”

di Jacopo Norfo
16 Gennaio 2020
in Cronaca, hinterland

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“200mila euro a portavoce e sempre meno infermieri”. Polemica sul contratto dell’Ats

Il Coordinamento Regionale Sardegna di NurSind, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche, ha proclamato lo stato di agitazione regionale chiamando Prefetto, Presidente di Regione Sardegna e Assessore ad ascoltare le ragioni di un malessere che poggia su” ragioni di sicurezza, mancato riconoscimento e scorretta applicazione di molti istituti contrattuali, carenza del personale di supporto, formazione, aggressioni, carenze strutturali e strumentali, difetti sulle retribuzioni già di partenza tra le più basse d’Europa e chiaramente e non da ultima la frustrazione di essere costretti in un meccanismo inceppato, inefficace ed inefficiente che non rende ai pazienti e ai cittadini i servizi costituzionali per cui si pagano le tasse”.

Il coordinatore regionale del sindacato Nursind spiega in una nota nei dettagli: “Cittadini con cui si ricorda, gli infermieri hanno scritto un patto e ai quali chiedono vicinanza e supporto in una battaglia che alla fine, rivendica la possibilità di elevare la qualità del Servizio Sanitario Regionale. Questo quadro drammatico è in realtà solo un tassello che compone un puzzle di criticità e problemi ben più grande per cui tanti cittadini si lamentano. Gli infermieri sentono di poter fare molto di più e rivendicano il loro ruolo in chiave di soluzione ai problemi. Ma perché questo accada c’è bisogno di una inversione radicale dei sistemi di governo e di processo che devono necessariamente partire dalla carenza degli organici. Perché da questo problema ne derivano certamente altri per i quali gli infermieri sardi non intendono più attendere l’avvento di ulteriori parolai ma pretendono soluzioni, doverose e dovute alla categoria e ai cittadini. Cambiano i governi, cambiano le amministrazioni, fiumi di parole nelle campagne elettorali, cambiano gli assessori, cambiano i dirigenti. Cambia tutto, tranne l’accelerazione del declino del Servizio Sanitario Regionale con particolare riguardo alle condizione dell’assistenza al paziente e dei sui interpreti: gli infermieri. Una parabola discendente della sanità sarda che se ancora sopravvive agli innumerevoli e irrisolti atavici problemi, lo deve solo allo spirito di servizio, al senso del dovere e alla inventiva e pazienza di tutto il personale che vi opera. Gli infermieri sono i responsabili dell’assistenza che i pazienti dovrebbero ricevere dal Servizio Sanitario Regionale e vorrebbero poter svolgere i loro compiti al meglio delle possibilità. Ma come dicevamo, sono anni che si assiste a girandole di esperti con la soluzione in mano e se questo fosse vero, la sanità oggi godrebbe di ottima salute. Sarà forse arrivato il tempo di cambiare prospettive consolidate? Sarà forse il caso di rendersi conto che le soluzioni sono già tutte a disposizione e che basterebbe ricordarsi che quello Regionale è appunto un Servizio e come tale va reso, senza sfruttarlo a proprio piacimento per fini che con l’assistenza nulla hanno a che fare? Ecco perché gli infermieri da tempo e con fatica rivendicano il ruolo che gli compete così come stabilito dalle norme. Gli infermieri possono rappresentare la soluzione a molti dei problemi organizzativi ed economici che solo apparentemente sembrano irrisolvibili. Dove certi paradigmi sono stati superati, le cose funzionano meglio che in altre regioni e non è un caso se la Sardegna sia ultima nelle classifiche sulle performance. E non potrebbe essere diversamente, considerato che uno dei più autorevoli e recenti studi sul rapporto qualità/numero di infermieri per paziente (Rn4Cast), ha stabilito che se un infermiere assiste più di sei pazienti, aumentano esponenzialmente i rischi di evento avverso. Tenendo conto dell’unico parametro di riferimento “ufficiale” di tre infermieri per ogni medico, in Sardegna ne mancherebbero 4.500 (quattromilacinquecento), aggiungendo che la percentuale nazionale di medici è di 3.8 ogni 1000 abitanti, (un valore più elevato rispetto alla media UE 3.6) mentre il numero di infermieri rimane inchiodato al ridicolo valore di 6.1 ogni 1000 abitanti, mentre la media UE è di 8.4 (Fnopi)”.

Tags: infermieriSardegna
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