Audrey Ubeda ha avuto la sua rivincita e rinascita personale. La donna, 42enne metà spagnola e metà campana, aveva denunciato il compagno per un caso di violenza domestica, archiviato nel 2021 da una pm di Benevento perché “normale che un uomo debba superare la resistenza della donna” e il puntare il coltello alla gola della compagna era stato considerato uno “scherzo di cattivo gusto”.
Ora, la Corte Europea di Strasburgo ha definito quella sentenza “sessista e stereotipata” e ha condannato l’Italia ad un risarcimento di 60 mila euro per la 42enne e i suoi figli.
L’ex compagno è stato invece poi condannato a quattro anni e sei mesi ed è in attesa del processo d’appello, ma libero.
“Una svolta, un nuovo inizio, una rivincita”, le parole della 42enne rilasciate a QN. “Mi sento ora come una fenice che rinasce dalle sue ceneri. Ma la soddisfazione più grande non è personale: è aver vinto una battaglia in nome di tutte le donne, perché non si ripeta mai più un caso assurdo come il mio”.
“Aveva chiesto l’archiviazione della mia denuncia per le violenze subite dal mio ex compagno”, ha spiegato Ubeda. “Il gip la respinse, e poi la Cedu ha definito quella richiesta ‘sessista e stereotipata’. Basti pensare che una coltellata puntata alla gola venne descritta da lei come un gesto di cattivo gusto, e le pulsioni sessuali di un marito come una normalità a cui bisognava sottostare. Per me, all’epoca, era incomprensibile, lo è tuttora. Non è semplice per una donna che denuncia ritrovarsi davanti a chi invece di aiutarti vuole metterti a tacere”.
Dopo anni difficili per lei è i suoi figli, Ubeda ha ricominciato: lavora e vive finalmente una vita serena anche a livello affettivo, anche se “è stato difficile imparare di nuovo a fidarsi di qualcuno”.
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