Dopo trent’anni di presunti maltrattamenti ha deciso di denunciare il marito. È la scelta di Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, l’imprenditore di Arzachena reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna, uccisa a colpi di pistola un anno fa. La donna, assistita dalle avvocate Angela Corda e Lia Deiana, ha presentato una denuncia alla Procura di Tempio contro Mario Ragnedda, accusandolo di violenze, soprusi e minacce di morte. “Sono stata picchiata per trent’anni da mio marito. Mi dava pugni in testa per banali disguidi, venivo rinchiusa in casa, umiliata e minacciata di morte”, denuncia la donna che da subito aveva preso le distanze dal figlio, omicida reo confesso.
Nella denuncia, Giagheddu racconta anni di violenze domestiche: sostiene di essere stata sempre picchiata dal marito e di avere vissuto in casa con una pistola sempre carica appoggiata sul divano. A sostegno del suo racconto avrebbe consegnato agli inquirenti oltre 40 tra video, fotografie e registrazioni audio. Le presunte minacce, riferisce, sarebbero proseguite anche dopo l’omicidio di Cinzia Pinna.
Secondo quanto denunciato, sarebbe stato questo il contesto familiare nel quale è cresciuto Emanuele Ragnedda. Giagheddu spiega di avere scelto per anni di non denunciare il marito nel tentativo di proteggere il figlio. Ora, dopo la confessione del 42enne per l’omicidio della 33enne di Castelsardo, ha deciso di rompere il silenzio e rivolgersi alla magistratura. “Sulla terra di mio padre, sulla mia terra, a Conca Entosa, è stato versato il sangue di Cinzia. Il suo corpo è stato gettato tra i rovi della tenuta dove è rimasto per 12 giorni. Tutti hanno definito quella ragazza fragile e invece non è così. È talmente forte da avere dato anche a me il coraggio di denunciare e di non restare più in silenzio”, sottolinea la donna. Giagheddu riferisce inoltre di essersi allontanata dalla casa coniugale il 7 ottobre 2025 e di avere interrotto definitivamente i rapporti con il marito a novembre, anche se l’uomo avrebbe continuato a cercarla e a presentarsi nei luoghi da lei frequentati.
Nella denuncia, Giagheddu racconta anni di violenze domestiche: sostiene di essere stata sempre picchiata dal marito e di avere vissuto in casa con una pistola sempre carica appoggiata sul divano. A sostegno del suo racconto avrebbe consegnato agli inquirenti oltre 40 tra video, fotografie e registrazioni audio. Le presunte minacce, riferisce, sarebbero proseguite anche dopo l’omicidio di Cinzia Pinna.
Secondo quanto denunciato, sarebbe stato questo il contesto familiare nel quale è cresciuto Emanuele Ragnedda. Giagheddu spiega di avere scelto per anni di non denunciare il marito nel tentativo di proteggere il figlio. Ora, dopo la confessione del 42enne per l’omicidio della 33enne di Castelsardo, ha deciso di rompere il silenzio e rivolgersi alla magistratura. “Sulla terra di mio padre, sulla mia terra, a Conca Entosa, è stato versato il sangue di Cinzia. Il suo corpo è stato gettato tra i rovi della tenuta dove è rimasto per 12 giorni. Tutti hanno definito quella ragazza fragile e invece non è così. È talmente forte da avere dato anche a me il coraggio di denunciare e di non restare più in silenzio”, sottolinea la donna. Giagheddu riferisce inoltre di essersi allontanata dalla casa coniugale il 7 ottobre 2025 e di avere interrotto definitivamente i rapporti con il marito a novembre, anche se l’uomo avrebbe continuato a cercarla e a presentarsi nei luoghi da lei frequentati.











