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Pesca proibita nell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, ricci messi in mostra sui social

La rabbia delle Guardie Ambientali Sardegna: "Chi viola questa regola non sta solo infrangendo la legge, sta rubando il futuro, sta negando alle generazioni future la possibilità di vedere, e di vivere, in un mare sano e vitale".

di Valeria Putzolu
23 Agosto 2025
in sardegna, zapertura1

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Pesca proibita nell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, ricci messi in mostra sui social

Un video che mostra gli esemplari su un tavolo e, in sottofondo, le voci di chi, evidentemente, ha pescato gli esemplari. Non solo: la camera mostra anche l’inconfondibile panorama dove si trovano, “un luogo che dovrebbe essere un santuario di vita e di bellezza.
Eppure, proprio qui, al cuore di un’isola che porta il nome di “Cavoli”, assistiamo a uno spettacolo vergognoso.
Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a un’azione che è un pugno nello stomaco per tutti coloro che credono nel rispetto delle regole e nella protezione del nostro patrimonio naturale” spiegano le Guardie.
“C’è un’arroganza, un’indifferenza che non si può più tollerare.
La pesca illegale, in particolare quella dei ricci, non è un semplice “sgarbo”, è un atto di profonda irresponsabilità.
È il segnale che alcuni si sentono al di sopra della legge, che considerano questo paradiso marino un supermercato personale da saccheggiare a proprio piacimento e la cosa più umiliante è vederli esporre il frutto della loro illegalità, i ricci rubati, proprio all’ interno dell’imbarcadero dell’isola, come un trofeo della loro impunità.

Non c’è neanche la dignità di nascondersi, ma una sfrontatezza che offende la nostra intelligenza e il nostro senso civico.
E quale scusa si potrebbe mai trovare per una simile violazione? Che sono stati pescati fuori dai confini dell’area protetta? Sciocchezze. Chiunque, anche il più disattento, sa che in questo preciso periodo la pesca dei ricci è chiusa in tutta la regione, non è un limite locale, non è un’eccezione, è un divieto generale, un fermo biologico pensato per dare a questa specie la possibilità di riprodursi, di sopravvivere, di perpetuare l’equilibrio delicato del nostro ecosistema”.

E ancora: “Questa non è solo una battaglia per la tutela di una specie, ma per la salvaguardia di un principio fondamentale: il rispetto per il bene comune.
Non possiamo permettere che l’avidità di pochi distrugga il lavoro e l’impegno di molti.
Dobbiamo pretendere che le istituzioni, una volta per tutte, intervengano con la massima fermezza.
Chi compie questi atti deve essere sanzionato, non per una semplice multa, ma per l’atto di grave danno ambientale e per il disprezzo che mostra verso il nostro patrimonio e le nostre regole.
Chiediamo a tutti, residenti e turisti, di non voltarsi dall’altra parte, di segnalare, di non rimanere indifferenti, Il silenzio è complicità.
Dobbiamo essere gli occhi e le voci di questo mare che non può difendersi da solo è nostro dovere proteggerlo.
È nostro dovere agire.
Non c’è posto per la vergogna in un luogo di tale bellezza, ma c’è un dovere di agire e di ribellarsi contro chi la provoca.
Il video allegato lo abbiamo trovato pubblicato sui social alcuni giorni fa e prima che venisse rimosso siamo riusciti a salvarlo.
Ma sono doverose alcune domande:
Come mai queste persone erano all’ interno della struttura?
Avevano le chiavi per accedervi?
L’ isola in questi giorni non è presidiata? Soprattutto all’accoglienza sul pontile del piccolo porticciolo?
Nessuno ha visto nulla?
Come abbiamo sempre ribadito siamo disponibili con tutti ma a disposizione di nessuno e per il nostro patrimonio ittico, faunistico ambientale continueremo a batterci senza timore alcuno”.

Tags: Sardegna
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