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Home calcio

Quanti registi dati per finiti sono rinati. Cigarini può risorgere

di adminuser
2 Settembre 2017
in calcio, sport

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di Nanni Boi

Gli anni 60-70 erano quelli dei numeri 10, non come si intende attualmente, cioè il giocatore che oltre a far girare la squadra segna un bel numero di gol. No, il regista classico, quello che prima di ricevere la palla sapeva già dove spedirla, con il cambiamento di gioco, con il lancio lungo, soprattutto preciso. Perché il calcio più produttivo, allora e in ogni epoca, è sempre stato quello capace di conquistare gli spazi nel minor tempo possibile, per arrivare alla conclusione con gli avversari scoperti. Il contrario del tic-tic-toc-toc che qualcuno ha voluto contrabbandare per bel gioco.

In quel periodo la nazionale italiana poteva contare su grandi esponenti del ruolo, e per i pochi che avevano la fortuna di trovar spazio in azzurro (l’interista Mazzola, il milanista Rivera, il fiorentino De Sisti, successivamente Fabio Capello una volta passato dalla Roma alla Juventus) tanti altri potevano aspirare alla panchina (Juliano del Napoli, Bulgarelli del Bologna che venne esautorato dopo la cacciata di Fabbri successiva al ko con la Corea del Nord), quando non venivano proprio ignorati (Moschino del Toro, il cagliaritano Greatti, il veronese Mascetti, lo stesso romanista Cordova, poi anche laziale,riciclato ormai anziano da Bernardini in azzurro un paio di volte). Ci sono stati poi tanti centrocampisti classici che hanno vissuto una seconda giovinezza dopo essere stati considerati delle scarpe vecchie, ormai a fine carriera. Basterebbe ricordare il grandissimo Suarez, ceduto dall’Inter dopo  i trionfi euromondiali  ormai 35enne, e ancora capace di giocare grandi campionati alla Sampdoria. Oppure Frustalupi che fece il cammino inverso, considerato sempre dai nerazzurri spremuto e capace di condurre tre anni dopo la Lazio al primo storico scudetto e poi il Cesena in zona Uefa.

Anche il Cagliari fece il grande errore di mollare Cera al Cesena, a  32 anni e questi in Romagna giocando libero ma di fatto rimanendo il vero regista arretrato proprio alle spalle di Frustalupi (così come aveva fatto con Greatti in rossoblù), condusse la giovane compagine di Marchioro a un traguardo impensabile come la qualificazione alla coppa europea. Sempre Cagliari riuscì a ravvedersi in tempo con Brugnera, mollandolo un anno al Bologna (ma giocava ancora mezz’ala) e poi riprendendolo per reinventarlo regista in serie B (una delle poche cose buone fatte dal tecnico Toneatto in rossoblù), prima di chiudere la carriera da libero con Tiddia. A livelli leggermente inferiori si potrebbero ricordare altri tre ex napoletani Montefusco (ai tempi di Juliano, poi Foggia e Vicenza), Salvatore “Ciccio” Esposito (soprattutto con la Fiorentina prima della parentesi napoletana dove debuttò in nazionale contro l’Urss e poi a Verona),  Improta (il discontinuo “principino di Posillipo” che militò anche con Sampdoria e Catanzaro) per concludere con Tamborini che giocò oltre 250 partite in A con Samp, Roma e Varese, ma che solo nella parte finale della carriera prese in mano le redini del gioco.

Tutto questo preambolo per rispondere a quanti osservano che il neo regista del Cagliari Cigarini sembrerebbe essere giunto in rossoblù in una fase calante della carriera, dopo la stagione vissuta praticamente fuori dal rettangolo di gioco con la Samp. In realtà abbiamo visto come la specificità del ruolo consenta spesso il riciclo di questo tipo di giocatori. Un ruolo dove le gambe sono ovviamente importanti ma non sono tutto, in mezzo al campo e davanti alla difesa serve soprattutto fosforo. Cigarini in fondo ha solo 31 anni e tutte le possibilità di vivere un’altra lunga e felice parentesi da calciatore. Il Cagliari gli ha dato un’apertura di credito importante quando non molte società lo avrebbero fatto. Ora sta a lui dimostrare di meritarla questa fiducia, ma le premesse perché ciò avvenga sembrano decisamente buone. Il ragazzino che mosse i primi passi con Pepito Rossi, Gazzola e Dessena nella Primavera del Parma è cresciuto. Anche grazie all’allenatore Ballardini che quel Parma Primavera lo allenava e che portò il “Ciga” in C a San Benedetto del Tronto dove giocò per la prima volta titolare da professionista. Sono passati più di 12 anni, nel frattempo ci sono state le grandi gioie col Parma e l’Atalanta, quella stagione discreta con il Napoli e quelle in chiaroscuro con  Siviglia e  Sampdoria. Ma la parola fine sembra ancora lontana.

 

Tags: Cagliaricigarini
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