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Turismo, Danzica batte Cagliari tre a zero: non valorizziamo la città

di Redazione Cagliari Online
23 Giugno 2017
in il-diavolo-sulla-sella, rubriche

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di Pierluigi Mannino

La Polonia non rientrava tra le mete dove trascorrere un periodo di vacanza. Non mi incuriosiva tanto, giusto la visita ai campi di concentramento, luoghi in cui la bestia umana ha mostrato la propria malvagità, e quella ai luoghi in cui si è svolta la grande rivoluzione di Solidarnosc. Poi il fato ha deciso per me e mi sono ritrovato proiettato in terra polacca, a Danzica. Mai avrei immaginato di andarci e tanto meno di essere invitato a un matrimonio lì. E così, nel bel mezzo di agosto mi son ritrovato in una realtà totalmente differente da quella cagliaritana. Tirando subito le somme, riconosco che è stato soprattutto un “viaggo di istruzione”. I primi giorni li ho trascorsi a cinquanta chilometri da Danzica, a Storogard. Un matrimonio in Polonia è un’esperienza unica, la cerimonia religiosa è identica alla nostra ma il ricevimento è tutta una sorpresa: quando sembra che la cena volga al termine, si ricomincia da capo. Durata minima 8 ore, alla faccia della frenesia della vita. Finalmente Danzica. La città mostra ancora le ferite del secondo conflitto mondiale anche se è stata, in gran parte, ricostruita secondo i disegni originali frutto della sua storia. Danzica, per la sua posizione geografica, sulla costa meridionale del mar Baltico dove confluiscono i fiumi Motława e Vistola, è sempre stata contesa da diversi popoli (tedeschi, russi e svedesi) che hanno, ovviamente, contaminato la cultura locale con le loro. La città è stata più volte rasa al suolo, ma ha sempre ritrovato la forza e le energie per rialzarsi. Forse è proprio dovuto a questa capacità di risollevarsi il motto di Danzica: “Nec temere, nec timide”. In fase di ricostruzione si è evitato di riempire tutti i vuoti causati dagli ordigni bellici privilegiando la creazione di diverse piazze e spazi alberati.

La Città vecchia, il cuore pulsante della Danzica post bellica è posto al di là del fiume e proprio dal lungo fiume inizia l’esperienza del viaggiatore che giunge a Danzica. La passeggiata è caratterizzata dalla presenza di numerose attività che fanno da contorno a quella che è una delle principali attrazioni: la grande gru in legno costruita nel MedioEvo. La particolarità della stessa sta nel meccanismo utilizzato per la movimentazione delle merci, una grande ruota in legno azionata interamente da uomini. Come? Avete presente le ruote nelle gabbie dei criceti? Ecco, nello stesso modo. La gru era in grado di sollevare circa quattro tonnellate di peso. La Città vecchia è una continua scoperta, un mondo da esplorare.

Tuttavia, visto che non sono qui a scrivere una guida turistica passiamo a quelle che, agli occhi di un amministratore pubblico quale il sottoscritto, appaiono come grandi differenze con la città che meglio conosco: Cagliari. La nostra Cagliari non ha niente da invidiare a Danzica, anzi potrebbe essere vero il contrario, ma sicuramente mostra una vivacità culturale ed economica che , queste sì, devono essere quantomeno copiate. Danzica è pulita, tiene in considerazione anche i bisogni primari del cittadino e dell’ospite. Sì, sto proprio parlando di quei bisogni, quelli corporali. In ogni dove si trovano i servizi igienici e sono anche ben segnalati. A Cagliari, viceversa, sono un miraggio e quasi una vergogna. In terra polacca costituiscono addirittura fonte di reddito. Ogni 50-100 metri ci sono cestini per i rifiuti (questo anche a Cagliari per la verità) e posacenere di diversa foggia (qui anche se la mozione in merito era stata approvata, dei posacenere neanche l’ombra, se non quelli inseriti nei cestini porta rifiuti). Lungo le strade principali capita di essere “adescati” da ciceroni auto muniti (mezzi rigorosamente elettrici) che si offrono per fare da guida e illustrare le principali attrazioni. Qui, nonostante la propensione ad ostacolare lo sviluppo, tipica delle civiltà (se così si possono chiamare) burocratizzate, abbiamo un’ape calessino, trenini e niente più. Il fiume non è visto come nemico o come qualcosa da tutelare e basta, bensì viene utilizzato per offrire servizi. E giù altre buste paga e famiglie che possono arrivare in modo onesto e sereno alla fine del mese. Su di esso navigano ricostruzioni di antichi galeoni, imbarcazioni ad energia solare e taxi fluviali. Qui, nonostante la ricchezza di canali navigabili, non siamo ancora riusciti a dare vita ad un sistema di trasporto marino utile al cittadino ed al turista. Molentargius riesce ad accendervi un’ulteriore lampadina in testa? Infine, e questo per certi cultori del “non fare” sarà un colpo al cuore, è rigoroso citare la grande ruota panoramica che si erge in pieno centro storico, proprio a ridosso del fiume, che consente di vedere la Danzica dall’alto. Qui è impossibile, già sento le urla di coloro che intendono il preservare un luogo con il semplice divieto di fare qualsiasi cosa. Ritengo che antico e moderno possano, anzi debbano coesistere in maniera equilibrata e funzionale. Soprattutto in termini economici e nell’ottica di sviluppo turistico di una città che finora, e soprattutto negli ultimi quattro anni, ha marciato con il freno a mano tirato. Per ora, Danzica batte Cagliari tre a zero. Ma avremo sicuramente l’occasione di rifarci. Tra meno di un anno la “palla politica” torna di nuovo al centro. In un modo, auspico, civico e civile.

Tags: CagliaridanzicaManninoturismo
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