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Una città per cambiare: la Quartu di Graziano Milia è inclusiva, forte e orgogliosa

INTERVISTA. A Casteddu online parla il candidato sindaco con una coalizione civica alle elezioni del 7 e 8 giugno, sostenuto da 9 liste: porte aperte a chi ha voglia di fare, zero spazio a smanettatori social e sentenziatori. Per la terza città della Sardegna è il momento di diventare protagonista, con il contributo di tutti quelli che vogliono davvero farla crescere. VIDEO

di Sara Panarelli
3 Maggio 2026
in hinterland

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Una città per cambiare. Che, a dirla così, è un attimo girarla a tormentone. Ma è esattamente quello che il ricandidato sindaco alle amministrative del 7 e 8 giugno Graziano Milia vuole nell’immediato futuro per la sua Quartu Sant’Elena: una città che ama e si fa amare, una città che abbia un ruolo e un’identità. Una città che non sia periferia del centro ma orgoglioso centro di stessa, punto di riferimento e occasione di crescita per i suoi cittadini. Una città che pensi a sé stessa come a una vera città, la terza della Sardegna, capace di attrarre e trattenere energie. Una città che non ha paura di cambiare, per migliorarsi.. E Milia, che a Quartu ha dichiarato incondizionato amore ed è pronto a guidarla per la quarta volta con la sua lista Milia Sindaco Q!, ha le idee chiare su come fare: aprire, includere, ascoltare, coltivare idee e concretezza. Nove liste lo sosterranno nella corsa contro due avversari, niente partiti, porte spalancate a chi vuole contribuire al progetto Quartu, a chi ha cose da dire ed è disposto a fare. Veto assoluto per sentenziatori social e scrittori di programmi elettorali con l’intelligenza artificiale perché la città, dice Milia, va odorata e vissuta. Una città che negli ultimi anni è cresciuta moltissimo ma che ha ancora tanto da dire e da dare.

 

Togliamoci subito il dente, sindaco. Questa alleanza con l’ondivago Partito sardo d’azione ha fatto storcere il naso a qualcuno.
Io non ho trattato con nessun partito. La nostra è una scommessa civica nata cinque anni fa: chiunque abbia qualcosa da dare alla città può lavorare con noi. Non è un’alleanza politica, è un patto amministrativo. Anche questa volta seguiamo quella strada: apertura totale a chi condivide il progetto e vuole contribuire a realizzarlo.

Includere in coalizione quello che cinque anni fa fu il suo avversario diretto Stevelli è più furbizia o pragmatismo?
E’ semplicemente accogliere in coalizione persone disponibili a lavorare con noi per migliorare Quartu. Voglio dirlo con molta chiarezza: la presenza di Stevelli non è un segnale politico, è assecondare con coerenza l’idea alla base della mia coalizione.

Quindi non è una scelta politica e non sta facendo da facilitatore per le prossime regionali.
Assolutamente no. E’ una scelta per Quartu. Noi 5 anni fa abbiamo fatto una scommessa civica, che partiva dal presupposto che chiunque abbia qualcosa da dare può lavorare con noi. Facendo passi indietro e atti di generosità per far fare alla città passi in avanti. Questa amministrazione non ha avuto nessun momento di crisi, anche la minoranza ha spesso condiviso decisioni con noi, e ne sono orgoglioso. Abbiamo semplicemente proseguito per questa strada, decisione necessaria e non solo utile: siamo disponibili ad aprirci a chi abbia a cuore le sorti della città. Non c’è alcun ragionamento politico, qui si tratta di amministrare la città, concludere le cose rimaste aperte, radicare il cambiamento. Vogliamo una città per cambiare, perché se cambia la città cambiano i cittadini, diventano più partecipi e generosi. E dunque, chi condivide questo progetto è il benvenuto.

Eppure, c’è chi parla di coalizione-minestrone.
Il minestrone è il cibo più sano che esista. Mettere insieme ingredienti diversi è una ricchezza, non un limite. E’ un cibo umile, non presuntuoso, che fa bene alla salute. C’è chi promette cene da chef stellati, ma con la carta di credito vuota.

Cosa rivendica del lavoro fatto finora?
Siamo partiti in una fase difficilissima: Covid, guerre, aumento dei costi, problemi nei trasporti. Nonostante questo, abbiamo aperto tanti cantieri e molti sono in fase di chiusura. Abbiamo ripreso con il rifacimento di strade e marciapiedi: 57 chilometri completati, ma per essere soddisfatti ne servirebbero almeno il triplo, e li realizzeremo. Abbiamo lavorato sulle manutenzioni scolastiche, rifatto interamente la rete fognaria sul litorale, ed è un traguardo storico, ripreso lavori fondamentali come quelli al Poetto. Abbiamo risolto i problemi di allagamento fra via Turati e via della Musica. Stiamo lavorando su progetti che cambieranno la percezione della città: il centro universitario nelle ex distillerie Capra, lo studentato di via Cilea, il futuro parco alle Fornaci Picci. C’è la cultura, stiamo ultimando i lavori al Teatro Civico e c’è lo sport, con gli impianti sui quali stiamo facendo passi da gigante. E poi, cosa di cui sono molto orgoglioso, la nuova sede regionale della Fondazione ITS Academy Novitas 4.0, centro di formazione tecnologica avanzata nell’ambito delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, l’unica in Sardegna.

E cosa invece va fatto nei prossimi anni?
Servizi metropolitani, innovazione, cultura. Ci sono le sfide della transizione energetica, dell’innovazione tecnologica, ma anche quelle imposte dall’invecchiamento della popolazione e dalla crisi abitativa. E ancora, potenziare i mezzi pubblici e il bike sharing, realizzare parcheggi sotterranei, curare la mobilità sostenibile. C’è tantissimo da fare, ecco perché non c’è spazio per chi preferisce filosofeggiare e giudicare.

La cosa di cui è più orgoglioso?
Della crescita culturale della città. Abbiamo sostenuto decine di iniziative: non grandi eventi da copertina, ma molti eventi che permettono a tante associazioni di restare vive e far vivere la città. La cultura è assolutamente essenziale, una risorsa che genera risorse.

Qualcosa che invece non funziona.
La gestione dei rifiuti è un tema, e parlo a livello regionale. Abbiamo una differenziata spinta, siamo sempre ai primissimi posti in Italia sia come regione che come città, ma poi ci spostiamo in periferia e troviamo distese di sacchetti gettati ai bordi delle strade. E’ evidente che c’è qualcosa che non funziona e va ripensato: a Londra, per esempio, non ci sono cassonetti e ci sono solo due buste, una per l’organico e il resto viene differenziato dagli operatori, funziona perfettamente.

Lei ha sempre avuto forte consenso dai quartesi: la luna di miele come va?
Ma bene direi. Io sono molto concentrato sul lavoro, i miei concittadini lo sanno e sanno che se mi cercano mi trovano sempre. E sanno che li ascolto, ascolto i loro suggerimenti.

Sempre sportivo?
Assolutamente si. Non rinuncio mai alla mia corsa mattutina, dieci chilometri che mi rigenerano. E poi ho appena fatto la mezza maratona Roma-Ostia. Corro, dicono i miei, per far correre la città.

Come sarà il prossimo mandato se vincerà le elezioni?
Continuità forte per i primi due anni e mezzo, poi forte discontinuità con una nuova classe dirigente.

Per cosa le piacerebbe essere ricordato dai quartesi?
In realtà la mia aspirazione è che si dimentichino di Milia perché vorrebbe dire che ho creato una squadra capace di andare avanti da sola. E che i risultati sono più importanti delle persone.

E perché invece dovrebbero votarla?
Perché non prometto illusioni. Chiedo partecipazione. Quartu può cambiare davvero, ma solo se cambia anche il modo in cui i cittadini la vivono. È una sfida collettiva.

Niente illusioni ma almeno una promessa, da candidato, ai suoi concittadini.
Vi giuro: è l’ultima volta!

Tags: elezionigraziano miliaquartu
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