Preoccupa sanitaria e di sicurezza all’ interno del carcere di Uta soprattutto dopo il cospicuo trasferimento avvenuto nei giorni scorsi di quasi 100 capomafia al 41-bis. Una situazionale che secondo la UIL FP non è assolutamente sostenibile soprattutto per gli operatori sanitari, che si trovano a dover gestire un Mileto enorme di detenuti in pochissimi.
“L’arrivo di oltre 80 detenuti in regime di 41-bis ha definitivamente esasperato un contesto già critico. Il personale sanitario operante nella struttura descrive una realtà drammatica, non più gestibile, insostenibile e palesemente fuori norma. La popolazione carceraria è infatti passata repentinamente da 750 a circa 840 detenuti, dislocati tra i 7 blocchi e il SAI (Servizio Assistenza Intensiva / Centro Clinico), la quasi totalità dei quali necessita di costante assistenza sanitaria”, spiega il sindacato.
“A fronte di tale incremento, il personale infermieristico – chiamato a coprire turni H24 per 7 giorni su 7 – conta appena 25 unità sulla carta (ridottesi rispetto alle 28 di poche settimane fa), di cui solo 22 effettivamente in servizio. Si tratta di una cifra dimezzata rispetto al passato, attualmente integrata solo dal supporto marginale di pochi operatori aziendali in regime di prestazioni aggiuntive. Questa grave carenza, aggravata dall’esodo continuo causato da condizioni di lavoro insostenibili, rende il contesto totalmente privo di attrattiva sia per la permanenza del personale in servizio, sia per il reclutamento di nuovi professionisti, che sistematicamente rifiutano l’incarico. Analogamente, il personale OSS è ridotto a sole 8 unità, con una disponibilità reale ancor più esigua a causa della fruizione di benefici di legge.
L’ingresso dei detenuti in regime di 41-bis ha determinato il collasso definitivo del sistema: la fotografia attuale vede turni notturni coperti da soli due infermieri e, talvolta, da un solo OSS per l’intera struttura carceraria. Ciò comporta turnazioni doppie, impossibilità alla fruizione dei riposi biologici e carichi di lavoro pericolosi. A questo si aggiunge la complessità di un’utenza fortemente problematica e non di rado aggressiva: è cronaca recente l’aggressione verbale subita da alcune infermiere, fatte oggetto di insulti, sputi e lancio di oggetti.
In questo scenario, la somministrazione delle terapie deve essere compressa nei tempi teorici di un’ora, un obiettivo materialmente impossibile da raggiungere data l’ampiezza e la dispersività degli ambienti. Lo stesso blocco destinato al 41-bis sconta una gestione approssimativa che evoca una logistica d’emergenza: mancano arredi basilari, carrelli per la terapia e presidi sanitari fondamentali, costringendo il personale a rimedi di fortuna per garantire le prestazioni essenziali a causa delle inadempienze dell’Azienda Sanitaria. Perfino il trasporto dei farmaci avviene manualmente e la documentazione sanitaria del regime speciale non risulta correttamente archiviata in spazi idonei e separati, in aperta violazione delle norme vigenti”.
“Le condizioni logistiche e igienico-sanitarie in cui il personale si trova ad operare”, prosegue la nota, “sono totalmente fuori norma. Si segnala la presenza di sacchi di rifiuti organici aperti nelle aree di passaggio del personale e la disponibilità di un solo montacarichi per l’intera struttura. Tale promiscuo utilizzo (per il trasporto di pasti, spazzatura e utenti) rappresenta un rischio biologico e di sicurezza gravissimo. Di recente, durante un’emergenza sanitaria che richiedeva il trasporto urgente di un detenuto in barella verso la medicheria, il montacarichi è risultato occupato per lo smaltimento dei rifiuti e la distribuzione dei pasti. Solo le proteste e le sollecitazioni del personale hanno permesso di liberarlo dopo un ritardo che avrebbe potuto avere un epilogo tragico.
Tutto ciò premesso, la UIL FP
reputa tale situazione inaccettabile, pericolosa per l’incolumità del personale e dei detenuti, e richiede un intervento risolutivo immediato da parte delle Istituzioni in indirizzo al fine di ripristinare le condizioni di legalità e sicurezza, secondo i seguenti punti:
1. Potenziamento immediato degli organici di Infermieri e OSS: adeguamento del personale ai reali carichi di lavoro derivanti dalla nuova composizione della popolazione carceraria (regime 41-bis incluso), superando l’attuale assetto che si colloca ben al di sotto degli standard minimi assistenziali, se necessario anche tramite provvedimenti in deroga.
2. Messa a norma logistica e ambientale: bonifica igienico-sanitaria immediata delle aree interessate dal passaggio dei rifiuti, fornitura tempestiva di arredi, schedari e carrelli terapia per il blocco 41-bis, e installazione di un secondo impianto di elevazione/ascensore da destinare esclusivamente al transito degli utenti.
3. Istituzione di incentivi economici straordinari: data la conclamata difficoltà di reclutamento e fidelizzazione del personale all’interno delle strutture penitenziarie, si richiede l’attivazione di specifici istituti economici incentivanti mediante l’Indennità Aggiuntiva Regionale (I.R.A.). È necessario riconoscere la specificità e la gravosità di questo ambiente di lavoro, al pari di quanto già previsto per altri settori critici (es. Pronto Soccorso), in coerenza con gli impegni assunti nella D.G.R. n. 33/53 del 01.07.2026.
Questa sigla sindacale ritiene la situazione descritta una vera e propria bomba a orologeria. In assenza di interventi tempestivi, il rischio concreto è l’abbandono della struttura da parte delle pochissime unità residue, con conseguenze irreversibili sulla tenuta dei servizi minimi essenziali.
La UIL FP si dichiara sin d’ora disponibile a un confronto costruttivo, ma esige l’adozione immediata di misure concrete prima che si raggiunga un punto di non ritorno”.










