Morire a soli 13 anni è già inammissibile. Quando accade per mano di un ragazzino altrettanto giovane e con una vita davanti, è ancora più devastante. È la storia di Aurora Tita, morta il 25 ottobre di due anni fa cadendo da un balcone al settimo piano della palazzina dove abitava con la madre e la sorella a Piacenza.
Oggi, durante il processo d’appello l’ex fidanzato 16 enne di Aurora ha confessato di essere stato a lui ad ucciderla, scusandosi poi per ciò che ha fatto. Secondo ciò che è stato ricostruito circa quel terribile giorno, Aurora sarebbe stata prima spinta e poi colpita alle mani per farla cadere.
Il giovane, attualmente detenuto nel carcere minorile di Catanzaro, aveva negato i sospetti e le accuse mosse a suo carico ed era già stato condannato a 17 anni in primo grado.
Il 16enne è denunciato per omicidio aggravato da stalking, aggravato dalla minore età della vittima.
“Con la confessione si chiude un cerchio. Ma ci auguriamo che la Corte confermi la sentenza di primo grado, che ha stabilito una pena congrua”, le parole del legale della madre di Aurora, Emilio Malaspina.












