Tutti contro tutti sul 41-bis in Sardegna. L’arrivo dei primi detenuti sottoposti al regime di carcere duro nel penitenziario di Uta diventa terreno di scontro politico, con la presidente della Regione Alessandra Todde e il segretario regionale del Pd Silvio Lai da una parte, e i deputati di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda e Francesco Mura dall’altra.
Todde accusa il Governo di aver imposto la decisione alla Sardegna senza un confronto istituzionale. La presidente ricorda di aver chiesto formalmente al ministro della Giustizia Carlo Nordio, lo scorso 4 agosto, gli atti e i criteri alla base della scelta, senza ricevere risposta. “Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia”, sostiene Todde, richiamando anche le condizioni degli istituti di Uta e Bancali, tra sovraffollamento, carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione.
Sulla stessa linea Lai, che parla di una nuova “punizione” per l’Isola. Per il segretario regionale del Pd, il Governo non affronta i costi dell’insularità, non garantisce trasporti e infrastrutture adeguati e non risolve le principali vertenze economiche e sociali, mentre quando deve distribuire “problemi e rischi” sceglie la Sardegna. Lai precisa, come Todde, che il 41-bis è “uno strumento indispensabile nella lotta contro le mafie”, ma contesta la concentrazione nell’Isola di una quota sproporzionata di detenuti.
FdI ribalta però l’accusa e punta il dito contro i governi precedenti. Deidda definisce “surreale” la protesta del centrosinistra e sostiene che il padiglione di Uta destinato al 41-bis sia un’opera ereditata dai governi di centrosinistra e Movimento 5 Stelle. I lavori, ricorda, furono completati nel gennaio 2021, quando alla Giustizia c’era Alfonso Bonafede. “L’attuale Governo non ha fatto altro che collaudare e mettere in funzione, per dovere di efficienza e per non sprecare risorse pubbliche già spese, un’opera ereditata dal centrosinistra e dal Movimento 5 Stelle”, afferma.
Mura insiste sulla stessa ricostruzione e accusa il “campo largo sardo” di avere la memoria corta. Secondo il deputato di FdI, la destinazione di Uta al 41-bis era stata programmata prima dell’arrivo del Governo Meloni. Mura rivendica inoltre la scelta dell’attuale esecutivo di ridurre la capacità prevista per il carcere di Nuoro e il numero complessivo dei detenuti per mafia, passato, secondo i dati citati dal parlamentare, da 213 a 69.
Il confronto si concentra così su due piani: da una parte la Regione contesta al Governo l’assenza di confronto e il peso che la scelta scaricherebbe su un sistema penitenziario già in difficoltà; dall’altra FdI rivendica di aver ereditato una struttura già destinata al 41-bis e accusa il centrosinistra di strumentalizzare una decisione maturata negli anni precedenti. Sullo sfondo resta la questione delle condizioni degli istituti sardi e delle risorse necessarie per sostenere personale, sicurezza e assistenza sanitaria.











