Un impianto d’anca personalizzato realizzato con stampa 3D ha restituito autonomia a un paziente di 63 anni all’ospedale Brotzu di Cagliari. L’intervento, eseguito dall’équipe della Struttura di Ortopedia e Traumatologia diretta dal dottor Giuseppe Dessì, è uno dei più complessi interventi di revisione protesica d’anca realizzati in Italia e il primo di questo tipo in Sardegna.
L’operazione, effettuata il 6 giugno 2026 all’ospedale San Michele, ha riguardato un paziente con una lunga storia di protesi d’anca. Dopo un primo impianto nel 1985 e una revisione nel 2000, negli anni si era verificato un grave cedimento della protesi con una importante perdita di osso del bacino, rendendo impossibile l’utilizzo delle soluzioni tradizionali.
La risposta è arrivata attraverso un dispositivo “Custom Made”, progettato sulle caratteristiche anatomiche del paziente e realizzato in lega di titanio con tecnologia di stampa 3D. L’impianto ha permesso di ricostruire l’articolazione, ripristinare il corretto assetto dell’anca e recuperare la funzionalità dell’arto.
Fondamentale la collaborazione con Permedica, azienda italiana specializzata in dispositivi ortopedici avanzati, e il lavoro congiunto tra chirurghi e bioingegneri. La pianificazione dell’intervento è stata supportata anche da un modello tridimensionale del bacino, utilizzato per simulare la procedura e definire con precisione il posizionamento dell’impianto.
L’intervento si è concluso senza complicanze e, dopo il percorso riabilitativo, il paziente ha recuperato progressivamente autonomia nelle attività quotidiane. Il risultato è stato comunicato dopo il primo follow-up, una volta verificata la stabilità clinica e radiografica dell’impianto.
“La tecnologia del 3D Printing consente oggi di affrontare situazioni cliniche che fino a pochi anni fa presentavano difficoltà enormi”, afferma Giuseppe Dessì, direttore della Struttura di Ortopedia e Traumatologia dell’ARNAS Brotzu. “Questo caso dimostra il valore della collaborazione tra competenze chirurgiche e bioingegneristiche”.
“È la conferma del livello di eccellenza raggiunto dal nostro sistema sanitario e del ruolo del Brotzu come punto di riferimento per la chirurgia ortopedica ad alta complessità”, sottolinea il direttore generale Maurizio Marcias. “Un paziente sardo può oggi trovare nella propria regione tecnologie e professionalità capaci di offrire risposte che in passato avrebbero richiesto il trasferimento in altri centri”.








