Viaggio tra antichi miti e nuove esegesi bibliche, sillogi poetiche e reportage, ritratti di artisti e cronache familiari, una storia d’amore “senza fine” e un emblematico “caso” giudiziario, ma pur sempre in nome della libertà, con Dialoghi di Carta 2026 / Festival Letterario di Promozione della Lettura organizzato dall’associazione culturale La Fabbrica Illuminata E.T.S. con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cagliari e con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna. “Libertà va cercando, ch’è sì cara”, un verso del Purgatorio dantesco, rappresenta infatti tema e titolo dell’VIII edizione della kermesse, in programma da venerdì 18 a domenica 20 settembre ai Giardini Pubblici di Cagliari con un fitto carnet di eventi tra presentazioni di libri e incontri con autori e autrici, letture e “divagazioni” poetico musicali, oltre a un omaggio a Dario Fo con lo spettacolo “Il re dei ciarlatani”. La cultura è lo strumento che illumina le menti e mette in fuga le ombre e le superstizioni, antidoto ai neo-oscurantismi: la citazione dalla Commedia – come sottolineano la scrittrice Rossana Copez e il giornalista e scrittore Giovanni Follesa che curano la ricca e variegata programmazione delle tre intense giornate tra letteratura e teatro, musica e poesia – costituisce una sintesi efficace dei contenuti e delle scelte, con l’obiettivo di indurre un risveglio della coscienza – individuale e collettiva – in un’epoca in cui l’idea stessa di democrazia sembra indebolirsi, di fronte all’affermarsi di derive autoritarie, e pare essersi smarrito persino il senso dell’antica humanitas.
La libertà è un diritto fondamentale, prezioso ma anche fragile, in un tempo in cui anche i principi di eguaglianza e giustizia – su cui si fonda la Costituzione Italiana – vengono messi in discussione, oltre che fondamento irrinunciabile per l’arte, espressione della creatività capace di descrivere e trasfigurare il reale per offrire utili spunti di riflessione sulle questioni cruciali. E non sorprende, anzi al contrario «si ritiene sia cosa “buona e giusta” che poeti e narratori sentano il dovere di celebrarla in ogni sua declinazione: libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di decisione, rispetto a temi di importanza capitale, come il diritto di vivere secondo i propri desideri e aspirazioni, ma anche di morire dignitosamente».
«La libertà sempre è stata e sarà il faro luminoso delle azioni degli esseri umani» – ricordano Rossana Copez e Giovanni Follesa – la saggistica, la poesia e la narrativa fiore all’occhiello del nostro festival partiranno proprio da questa idea, da questo diritto inalienabile che vale una vita intera di impegno, affinché non venga limitata né messa in pericolo».













