Cagliari, “chiudere il centro di Monastir e mandare in strada l’esercito” per contrastare scippi, furti e violenza: la proposta del sindaco di Monserrato Tomaso Locci durante l’incontro per la sicurezza del 22 ottobre. “In piazza del Carmine ho assistito a una situazione di degrado assoluto: si picchiavano con bottiglie di vetro in mano e uno di loro si è avvicinato in modo minaccioso. Ero con la mia famiglia, non ha esitato a tirare fuori il membro e urinare in mezzo alla strada. Ho avvertito insicurezza”.
Dopo un weekend segnato da gravi fatti di cronaca in cui una ragazza è stata molestata sotto i portici di via Roma, diversi giovani sono stati rapinati, un anziano ha subito un tentativo di furto, si riflette sulla situazione che da tempo non fa vivere serenamente cittadini e avventori della città del sole.
Tra questi il sindaco Locci che ha vissuto un momento di apprensione: “Era un sabato sera, ho stranamente trovato parcheggio in piazza del Carmine, solo dopo ho capito il perché, e sono sceso dalla macchina con la mia famiglia. Ciò che abbiamo visto è stata una rissa tra stranieri che, visibilmente alterati, erano intenti in uno scontro violento. Uno era a petto nudo, altri con bottiglie di vetro in mano.
Io giro il mondo, una sensazione del genere l’ho vissuta a Verona ma in strada c’erano i militari”.
Non è finita qui: “Uno di loro, alto come me, più giovane, si è avvicinato con fare minaccioso. La mia preoccupazione era rivolta verso la mia famiglia. Questo individuo, dopo un breve diverbio, si è spostato e, come se fosse normalità, ha tirato fuori le parti intime e si è messo a urinare”.
Niente di nuovo, insomma, sono episodi ampiamente già raccontati dai residenti esasperati. Ma non è normale che sia normale.
Durante la riunione tra sindaci avvenuta a metà ottobre, abbiamo saputo che ha parlato di questo argomento. Cosa ne pensa?
“Ho raccontato quanto successo e ho avanzato la proposta che sarebbe necessario chiudere il centro di Monastir.
Non si può parlare oggigiorno di sicurezza se non si affronta anche il problema dell’immigrazione, perché alla fine il problema di tanti reati, che purtroppo stanno succedendo anche qui in Sardegna, è legato, oltre alla delinquenza sarda, a questi delinquenti, a queste persone che arrivano, che sono arrivati da fuori, che sono immigrati senza permesso di soggiorno, che non hanno nessun tipo di obiettivo e che non fanno nulla. Spacciano droga, sono un vero e proprio bacino per chi vuole delinquere.
Io l’ho messo in evidenza – prosegue Locci – l’importanza di parlare di polizia locale, di assunzioni, di aiuti da parte dello Stato o comunque del Governo, ma anche dalla Regione per creare dei capitoli che non si basino sul bilancio comunale”. Un fondo insomma “dove i sindaci possano attingere per le assunzioni perché i bilanci comunali sono sempre più ristretti. Anche in Sardegna, ormai non è più una percezione, non si può prescindere dal binomio sicurezza e immigrazione. Noi ci troviamo tra quelli che arrivano dal mare in maniera incontrollata.
Molto spesso io li trovo nella strada che da San Sperate porta a Sestu e anche in quella che da Sestu conduce verso il Policlinico: ho notato. determinati soggetti avventurarsi col monopattino, e quindi significa che da qualche parte avranno avuto un introito, ma anche a piedi e arrivano a Monserrato e da qui è un attimo giungere a Cagliari con i mezzi pubblici.
Sono tutte persone armate, tra l’altro, è vero che anche i nostri ragazzi in Sardegna lo sono, ma di questi non sappiamo da che cultura provengono, non sappiamo chi sono, non sappiamo soprattutto se hanno dei reati pendenti. E oltretutto sono persone che sono sempre oggetto di situazioni di risse, ubriachi se non fatti di cocaina”.
Per quanto riguarda la questione dell’esercito in strada, Locci spiega che aiuterebbe le forze dell’ordine, prima di tutto come prevenzione. “Se effettivamente venissero allargati i poteri ai militari, potrebbero intervenire per problematiche di pericoli importanti che, purtroppo, le nostre forze dell’ordine devono assumersi. Tra l’altro, abbiamo le caserme in Italia che comunque hanno una buona presenza di militari, quindi, forse, sarebbe il caso di poterli utilizzare come si fece in Sicilia e fu una bella risposta dello Stato, del Governo.
A Monserrato abbiamo dei senegalesi che lavorano, che si sono integrati, che rispettano le la religione cristiana come noi rispettiamo la loro. Abbiamo già dei fenomeni di integrazione ma il problema ora è che qui si sta rischiando che l’integrato sia l’italiano.
Tante famiglie sono in difficoltà, anche a Monserrato, e noi dobbiamo garantire, ovviamente, il servizio sanitario e una mano d’aiuto anche a questi immigrati che alla fine vengono qui per delinquere”.
L’hot spot di Monastir era nato per accogliere solo poche centinaia di migranti, oggi sono quasi mille: “Dove vanno questi ragazzi? Cosa fanno tutti i giorni? Ci sono gruppi di nazionalità diverse che non vanno d’accordo tra loro. In tanti, si è visto, arrivano da noi con cattive intenzioni. I primi a non tollerare questa situazione sono proprio gli immigrati che vogliono lavorare e integrarsi.
Perché dobbiamo pagare per mantenerli mentre loro delinquono senza controlli e i sardi hanno bisogno di aiuti e risorse?”
Durante l’incontro Locci ha ricevuto il sostegno di alcuni sindaci che hanno mostrato solidarietà e appoggiato le proposte esposte.
Non si parla di razzismo, di politica, di destra o sinistra ma di affrontare la realtà per quella che è: la situazione che si è venuta a creare genera molta preoccupazione, non si deve attendere che vada oltre per prendere provvedimenti più incisivi. Prevenire, insomma, anziché correre ai ripari.
Tanti genitori sono preoccupati per i loro figli: alcuni sono già stati vittime di violenza sessuale, furti, scippi. La percezione di insicurezza non è solo una sensazione, quindi, e le testimonianze di chi ha subito violenza si moltiplicano, proprio come è avvenuto lo scorso fine settimana.













