A Stampace il conto alla rovescia è già iniziato. Il 30 settembre scade la zona a sorveglianza rafforzata e dal primo ottobre il quartiere dovrà fare i conti con quello che succederà dopo. Ma tra i residenti, secondo Adolfo Costa, presidente del Comitato del centro storico di Stampace, la misura non ha portato i risultati sperati. Costa descrive un quartiere che, secondo lui, sarebbe diventato ancora più vuoto, soprattutto in piazza del Carmine, dove la presenza di residenti e turisti si sarebbe ulteriormente ridotta.
La richiesta del Comitato è concreta: «Noi abbiamo bisogno non di parole, ma di pattuglie appiedate». Per Costa, la presenza degli agenti in strada rappresenterebbe soprattutto un deterrente alla situazione che persiste ormai da tempo.
Alla domanda se, dall’istituzione della zona a sorveglianza rafforzata, ci sia stato un miglioramento concreto, la risposta è netta: «Dopo la zona rossa gli episodi sono peggiorati, o meglio, si sono moltiplicati». Tra le preoccupazioni ci sono anche le risse. Costa parla della recente lite segnalata tra via Azuni e via Buragna e sostiene che sia stata la seconda rissa nel giro di due giorni. Secondo quanto riferisce, alcune delle persone coinvolte proverrebbero dal centro di accoglienza. Costa distingue il diritto all’accoglienza e all’assistenza dai comportamenti di chi, secondo quanto riferisce, si rende protagonista di episodi di violenza o disordini nel quartiere.
E alla domanda se nel quartiere ci siano stati altri episodi simili, la risposta è una sola: «Ogni giorno». Il Comitato, spiega Costa, raccoglie quotidianamente le segnalazioni dei residenti. Sono circa 400 le famiglie iscritte e, secondo il presidente, ogni giorno arriva qualche segnalazione su qualcosa che non va. Costa racconta inoltre di aver inviato una PEC al nuovo prefetto a nome del Comitato. Una richiesta arrivata proprio mentre si avvicina la scadenza della zona a sorveglianza rafforzata e resta l’incertezza su quello che succederà dal primo ottobre.
E quando gli viene chiesto quale sarebbe la richiesta più concreta da fare alle istituzioni, non ha dubbi: «Pattuglie appiedate e telecamere, soprattutto nei punti nevralgici». Secondo Costa, infatti, alcune delle telecamere già presenti nel quartiere non funzionerebbero o comunque non sarebbero attive.
Ora resta da capire cosa succederà dal primo ottobre. La zona rossa scadrà, ma le preoccupazioni dei residenti, secondo il Comitato, resteranno. E la richiesta è chiara: non solo parole, ma presenza sul territorio e strumenti che funzionino davvero.