L’arrivo dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis, senza un adeguato rafforzamento del personale e delle risorse sanitarie, ha aggravato una situazione già segnata dalla carenza di medici, infermieri e agenti di polizia penitenziaria. È quanto denuncia la delegazione Pd che oggi, venerdì 23 ottobre, ha visitato la Casa circondariale di Uta, in provincia di Cagliari.
Alla visita hanno partecipato il senatore Marco Meloni, le deputate Debora Serracchiani e Francesca Ghirra, il segretario provinciale di Cagliari e capogruppo del Comune di Capoterra Efisio De Muru, l’avvocato e coordinatore del Forum Giustizia del PD Sardegna Mauro Massa e l’avvocato e responsabile Lavoro del PD Bologna Andrea Gaddari.
L’istituto di Uta accoglie anche detenuti provenienti da altre strutture che necessitano di assistenza sanitaria. Una funzione che, già prima dei trasferimenti legati al 41-bis, si scontrava con gravi carenze di personale medico e infermieristico. L’arrivo di ulteriori detenuti con esigenze di cura ha aumentato la pressione sui servizi sanitari penitenziari e sul sistema sanitario sardo.
Le difficoltà riguardano anche la polizia penitenziaria: i trasferimenti in ospedale richiedono l’impiego di agenti nelle scorte, riducendo ulteriormente il personale disponibile all’interno dell’istituto e il presidio delle sezioni ordinarie.
Per la delegazione, la competenza regionale sulla sanità penitenziaria non può esonerare il Governo dalle responsabilità derivanti dalla scelta di trasferire a Uta i detenuti al 41-bis. Una decisione che avrebbe dovuto essere accompagnata dalle risorse necessarie a garantire le cure, un numero adeguato di medici e infermieri e il rafforzamento della polizia penitenziaria. Occorre intervenire sulle carenze dell’istituto, evitando di scaricare sulla sanità pubblica sarda e sul personale in servizio il peso di scelte assunte a livello nazionale.












