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Con 40 di febbre aspetta 8 ore senza tachipirina e senza mangiare, ma il Policlinico smentisce: “Ha rifiutato il ricovero”

Il racconto di un paziente che la settimana scorsa è dovuto ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso del Policlinico. L'ospedale: "Il paziente è arrivato con una tonsillite che non rispondeva agli antibiotici".

di Valeria Putzolu
21 Marzo 2026
in hinterland, zapertura

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Con 40 di febbre aspetta 8 ore senza tachipirina e senza mangiare, ma il Policlinico smentisce: “Ha rifiutato il ricovero”

“Dopo essere stato visitato, la situazione è diventata ancora più surreale: tre giorni lasciato su una barella in corridoio”.

A raccontare quanto accaduto è Fabio C. di Selargius: “Quello che ho vissuto al pronto soccorso  dell’Ospedale Policlinico di Monserrato non è stato solo un disservizio. È stato un esempio di disumanità. Otto ore di sofferenza ignorata, mentre il tempo passava e le mie condizioni peggioravano. Possibile che in un luogo deputato a curare non si riesca a garantire nemmeno il minimo indispensabile? Nessuna stanza, nessuna privacy, nessuna informazione. Solo attesa, dolore e silenzio. Il medico di turno, dalle 8 alle 20, l’ho visto una sola volta — e solo perché ho urlato, esasperato, che stavo malissimo. Ma non è finita qui.
Per 24 ore sono rimasto senza mangiare. Non per motivi clinici, ma semplicemente perché nessuno ci ha pensato. Nessuno. Come se nutrire una persona malata fosse un dettaglio trascurabile.
Accanto a me, una signora diabetica da oltre dieci ore senza aver mangiato nulla. Una situazione potenzialmente pericolosa, gestita con la stessa indifferenza.
E mentre noi eravamo lì, su barelle improvvisate in un corridoio, a soffrire e a chiederci quando qualcuno si sarebbe accorto di noi, attorno si vedeva altro: infermieri, OSS e medici che ridevano, scherzavano, passavano il tempo come se nulla fosse. Scene che, in un contesto normale, sarebbero anche comprensibili. Ma non quando a pochi metri ci sono persone che stanno male e si sentono completamente abbandonate.
E allora la domanda nasce spontanea: perché scegliere un lavoro come questo, se manca completamente l’umanità? Perché lavorare a contatto con persone fragili, se non si è in grado di vederle davvero?
Quante persone firmano le dimissioni non perché stanno meglio, ma perché non ce la fanno più a essere trattate così? Quanti preferiscono tornare a casa, rischiando, piuttosto che restare su una barella in un corridoio, dimenticati?
Non si tratta di attaccare una categoria. Si tratta di denunciare un sistema che, così com’è, non funziona. Carenze di personale, reparti pieni, turni massacranti: tutto vero. Ma niente può giustificare la perdita totale di attenzione verso chi soffre.
La sanità dovrebbe essere il luogo della cura. Al Policlinico di Monserrato, per quanto ho vissuto, è diventata un luogo di abbandono. E questo, semplicemente, non è accettabile”.

L’azienda sanitaria, contattata dalla redazione di Casteddu Online, spiega: “Smentiamo l’intera ricostruzione. Il paziente è stato accudito e assistito al meglio e, ovviamente, gli è stato anche dato da mangiare. Addirittura gli è stato offerta la possibilità di un ricovero che lui ha rifiutato”.

Tags: monserrato
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