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“Ho sparato a Cinzia per difendermi, voleva aggredirmi”: in casa di Ragnedda cocaina e alcol, ora si cerca la verità

Il 41enne imprenditore vitivinicolo ha dato agli inquirenti la sua versione dei fatti, domani l'interrogatorio per la convalida del fermo

di Sara Panarelli
26 Settembre 2025
in sardegna

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Sardegna sotto choc per il brutale omicidio di Cinzia Pinna: scagionato il 26enne, Ragnedda ha fatto tutto da solo, giallo sul movente

“Ho sparato per difendermi, perché ho avuto paura”. È questa la versione che sarebbe stata fornita agli inquirenti da Emanuele Ragnedda, l’imprenditore vinicolo di 41 anni che ha confessato l’omicidio di Cinzia Pinna, 33 anni, di Castelsardo, scomparsa l’11 settembre e ritrovata morta nella sua tenuta. Durante l’interrogatorio in caserma, durato circa sei ore, Ragnedda ha raccontato di aver avuto un violento litigio con la donna e di aver premuto il grilletto quando lei si sarebbe avvicinata con un oggetto in mano. Resta da chiarire quante volte abbia sparato e se davvero si sia trattato di un gesto di paura o di un’aggressione.

Gli investigatori hanno trovato nella grande casa dello stazzo di Conca Entosa, dove la famiglia Ragnedda produce vino da generazioni, tracce che aggiungono altri interrogativi: polvere bianca sul tavolo, bottiglie di vino semivuote, sangue dentro e fuori l’abitazione. Elementi che, insieme al lavaggio di divani e cuscini, dovranno essere analizzati per capire meglio cosa sia accaduto quella notte. Saranno gli esami a stabilire se quella polvere sia cocaina, come sembra.

La ricostruzione parla di una serata iniziata a Palau, dove Cinzia aveva accettato di salire in auto con Emanuele, e conclusa tragicamente nella casa del viticoltore. Lei, descritta da chi la conosceva come fragile e segnata da problemi personali, non è mai tornata a casa. Lui, uomo ricco e con ambizioni di successo internazionale – aveva lanciato sul mercato un Vermentino da 1.800 euro a bottiglia – si è ritrovato in poche ore da astro nascente dell’enologia sarda a detenuto nel carcere di Nuchis.

Nelle prime fasi dell’inchiesta Ragnedda aveva provato a spostare l’attenzione, tirando in ballo un 26enne lombardo, giardiniere, accusato di averlo aiutato a disfarsi del cadavere. Il giovane era stato interrogato, gli erano stati sequestrati auto e cellulare, ma si era sempre dichiarato estraneo, spiegando di non conoscere la vittima né di essere stato con Ragnedda l’11 settembre. Alla fine, lo stesso imprenditore lo ha scagionato confessando la propria responsabilità.

Resta però il nodo centrale: perché Ragnedda ha ucciso Cinzia Pinna? Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi che il delitto sia scaturito da un rifiuto della ragazza a un suo approccio sessuale, finito in tragedia con un colpo di pistola esploso sul divano di casa. Dopo l’omicidio, secondo questa ricostruzione, l’uomo avrebbe nascosto il corpo nella sua proprietà, dove è stato ritrovato due settimane più tardi.

Dopo la prima notte trascorsa in carcere, Ragnedda è ora in attesa dell’udienza di convalida davanti al gip di Tempio Pausania, che si terrà domani. Le accuse sono pesanti: omicidio volontario aggravato dall’uso di un’arma da fuoco e occultamento di cadavere. Dopo il riconoscimento ufficiale della salma da parte dei familiari di Cinzia, che in Gallura era molto conosciuta per aver gestito ristoranti e strutture ricettive, questa sera è stata organizzata una fiaccola in memoria di Cinzia.

Tags: Cinzia Pinnaemanuele ragneddafemminicidio
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