Per il prossimo anno scolastico sono previsti 166.042 alunni, 5.591 in meno rispetto al 2025/2026. Un calo che non riguarda soltanto le iscrizioni: meno studenti significa dover ripensare classi, insegnanti, plessi e spostamenti. Nei piccoli comuni, in particolar modo, il rischio è che una scuola sempre più vuota diventi anche una scuola sempre più lontana.
La scuola sarda si sta restringendo, e non solo perché stanno diminuendo le iscrizioni di un anno, ma soprattutto perché stanno arrivando delle generazioni meno numerose. Purtroppo, quando sono i bambini a diminuire, prima o poi a cambiare sono anche le scuole che li accolgono.
Per il 2026/2027 la popolazione scolastica dell’Isola dovrebbe essere di 166.042 alunni: 5.591 in meno rispetto all’anno precedente. Un numero che può sembrare astratto, ma che nella vita quotidiana può tradursi in classi che non raggiungono più i numeri necessari per essere formate, istituti costretti a riorganizzarsi e territori nei quali mantenere aperto un plesso diventa sempre più difficile. Il calo riguarda tutti gli ordini di scuola: 17.880 bambini nell’infanzia, 45.972 nella primaria, 34.296 nella secondaria di primo grado e 67.894 nella secondaria di secondo grado. Il dato più significativo però, arriva dalla scuola primaria. Le prime classi, infatti, contano 8.136 iscritti, circa 1.700 in meno rispetto agli alunni che oggi frequentano le quinte.
È proprio qui che si verifica il problema più grande per il futuro: le coorti più piccole stanno entrando adesso e, classe dopo classe, porteranno il calo anche alle medie e alle superiori.
Oltretutto, meno studenti significa anche dover riorganizzare la scuola e nei comuni più piccoli, in particolar modo nelle aree interne della Sardegna, il rischio è quello di dover rivedere la presenza dei plessi scolastici. Nuoro, Ogliastra, Oristanese e gli altri territori con una popolazione più dispersa devono fare i conti con piccoli comuni, distanze maggiori e bacini di utenza ridotti. Qui perdere anche poche decine di studenti può avere conseguenze decisamente più grandi rispetto ad una grande area urbana.
Per una famiglia, infatti, una scuola che non viene più mantenuta nel proprio paese non significa semplicemente cambiare edificio. Può significare prendere un autobus ogni mattina, percorrere più chilometri, uscire prima di casa e tornare più tardi. E purtroppo, in alcuni piccoli comuni, è già accaduto. Questo interessa però anche gli enti locali, che dovranno sostenere maggiori costi per trasporto scolastico e servizi collegati.
È questo uno dei problemi evidenziati dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani: ridurre o accorpare una struttura può produrre un risparmio sul piano amministrativo, ma non necessariamente una riduzione della spesa complessiva. Alcuni costi possono semplicemente spostarsi altrove.
C’è, inoltre, anche il tema degli edifici; ovvero che con meno studenti bisognerà decidere come utilizzare scuole e plessi che rischiano di avere sempre meno alunni. Ma queste decisioni non possono essere uguali per tutta la Sardegna: ciò che può essere sostenibile in una città può diventare molto più complicato in un piccolo comune.
I dati del 2024/2025 mostrano una popolazione scolastica molto diversa tra i territori: 80.625 alunni nell’area di Cagliari, 56.319 a Sassari, 24.004 a Nuoro e 15.711 a Oristano. Per questo, secondo il CNDDU, non basta guardare agli iscritti di un singolo anno: bisogna considerare anche nascite, andamento della popolazione, spostamenti e distribuzione degli studenti.
Il calo demografico è già entrato nelle aule. Ora bisogna capire come evitare che, insieme agli studenti, inizi a svuotarsi anche il territorio.











