È uno dei fatti di cronaca nera più oscuri e dolorosi della storia della Sardegna, noto anche come “il giallo del pozzo”. Risale al 1989, Gisella Orrù è una studentessa di 16 anni residente a Carbonia che scompare nel nulla. Il suo corpo venne ritrovato dieci giorni dopo, il 7 luglio 1989, sul fondo di un pozzo-sifone profondo 11 metri nelle campagne di San Giovanni Suergiu. La giovane era nuda ed era stata vittima di una brutale violenza sessuale. La causa del decesso viene individuata in una stilettata al cuore sferrata con un oggetto lungo e sottile (simile a un ferro da maglia o uno spillone), mai rinvenuto.
Le indagini si rivelano complesse, segnate da numerose telefonate anonime e piste controverse legate a presunti festini a sfondo sessuale. Sulla base delle dichiarazioni di Salvatore Pirosu – un vicino di casa che ammette la sua presenza sul luogo del delitto accusando però altre persone – la giustizia condanna in via definitiva due persone: Salvatore Pirosu: condannato a 24 anni di reclusione (ha poi fatto perdere le sue tracce dopo la scarcerazione). Licurgo Floris: condannato a 30 anni di carcere come esecutore materiale. Floris si è sempre proclamato fermamente innocente ed è morto suicida in carcere nel 2007. Ma “nonostante le condanne, il caso presenta da sempre numerose incongruenze che spingono l’opinione pubblica e i familiari a ritenere che la piena verità non sia mai emersa. Mancano riscontri oggettivi alle parole di Pirosu, l’arma del delitto non è mai stata identificata e i nastri di alcune telefonate anonime cruciali andarono persi o sovrascritti. Recentemente, a metà del 2026, la vedova di Licurgo Floris è tornata a chiedere pubblicamente la riapertura del caso per riabilitare la memoria del marito, continuando a sostenere che i veri colpevoli non siano mai stati assicurati alla giustizia. La tragica vicenda continua a suscitare profondo interesse, ispirando approfondimenti investigativi, podcast e romanzi noir ispirati alla vicenda”.
È stata aperta una raccolta fondi per affrontare le spese per riaprire il caso, “aiutatemi in questa battaglia, anche un piccolo contributo per le spese legali può fare la differenza” spiega il promotore https://gofund.me/502c3fad8












