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Omicidio Francesca Deidda a San Sperate, al via il 20 marzo il processo d’appello per il marito Igor Sollai condannato all’ergastolo

I legali dell'uomo Carlo Demurtas e Laura Pirarba sostengono che non ci fu premeditazione, crudeltà né minorata difesa e puntano a una rimodulazione della pena.

di Sara Panarelli
9 Gennaio 2026
in hinterland, zapertura

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Omicidio Francesca Deidda a San Sperate, al via il 20 marzo il processo d’appello per il marito Igor Sollai condannato all’ergastolo
La corte di assise di appello di Cagliari ha fissato per il prossimo 20 marzo alle 9.30 l’udienza del giudizio di appello nel procedimento penale a carico di Igor Sollai, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della moglie Francesca Deidda. Sollai, nato a Cagliari il 14 dicembre 1981, si trova attualmente detenuto a Uta, assistito dagli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba.
La sentenza impugnata, emessa dalla corte d’Assise di Cagliari il 2 luglio 2025, ha riconosciuto Sollai colpevole dell’omicidio aggravato della moglie, avvenuto a San Sperate il 10 maggio 2024, condannandolo alla pena dell’ergastolo, con il riconoscimento delle aggravanti previste dal codice penale. Nel procedimento risultano costituite parti civili diversi familiari della vittima, a cominciare dal fratello Andrea Deidda, difeso dall’avvocato Gianfranco Piscitelli.

Il corpo di Francesca Deidda, uccisa sul divano di casa poi messo in vendita da Sollai, fu ritrovato a luglio scorso nelle campagne di San Vito, rinchiuso in un borsone nero da calcio e abbandonato in campagna sotto gli alberi. La difesa di Igor Sollai punta a smontare i presupposti che hanno portato alla condanna all’ergastolo decisa in primo grado dal tribunale di Cagliari. Nell’atto di appello, gli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba sostengono che l’omicidio non fu pianificato e non presenta i tratti della crudeltà né quelli della minorata difesa. Secondo i legali, la morte della donna sarebbe maturata in modo improvviso, al termine di una violenta discussione scoppiata tra le mura domestiche. In quel contesto, Sollai avrebbe colpito la moglie alla testa con un oggetto appuntito, provocandone la morte. Solo in un momento successivo, sempre secondo questa ricostruzione, l’uomo avrebbe occultato il corpo lungo la vecchia Orientale, nei pressi del ponte romano che conduce verso San Vito.
L’appello contesta dunque la presenza delle aggravanti riconosciute in primo grado, elementi che hanno inciso in modo decisivo sulla pena dell’ergastolo, accompagnata da un anno di isolamento diurno. Non solo. La difesa chiede anche che vengano riconosciute le attenuanti legate al comportamento processuale dell’imputato. In particolare, viene evidenziato come Sollai – dopo aver negato per mesi ogni responsabilità – abbia contribuito a velocizzare il processo consentendo l’immediata acquisizione del fascicolo della Procura all’inizio del dibattimento, permettendo così una rapida definizione del giudizio di primo grado.
Tags: san sperate
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