La Corte di Cassazione, con l’avvocato generale Marco Dall’Olio, ha confermato i quattro ergastoli per la madre Nazia Shaheen, il padre Shabbar Abbas e i due cugini, Noman Ul Haq e Ijaz Ikram, e 22 anni allo zio, Danish Hasnain, rei di aver ucciso la giovanissima Saman Abbas, solo 18 anni. I genitori e i cugini sono stati condannati per omicidio e soppressione di cadavere, con l’aggravante della premeditazione e dei motivi abietti. Così per lo zio della 18enne, che però ha scelto il rito abbreviato e avuto uno sconto di pena.
Il delitto risale al primo maggio del 2021, in provincia di Reggio Emilia. Un omicidio che, secondo quanto ricostruito dalle indagini, sarebbe quindi maturato in un contesto familiare: la giovane aveva infatti rifiutato di sposare il cugino pakistano.
Secondo la sentenza, l’omicidio “pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per ‘emendare una presunta colpa’ (la volontà di libertà della ragazza), che realizza la natura turpe e ignobile del movente”.
“Accogliamo con favore la notizia che la Cassazione ha confermato le condanne emesse nel precedente grado di giudizio in Corte d’Assise d’appello a Bologna. È un segnale importante che sottolinea un punto fondamentale, anche dal punto di vista sociale e culturale, ovvero che questi reati non solo non sono accettabili in un contesto democratico e civile, ma che la legge li punisce ancora più duramente quando subentrano aggravanti causate da motivazioni culturali. Il fatto che il Comune di Novellara si sia sempre costituito parte civile non è un particolare secondario, ma la testimonianza di un territorio che non può accettare tali comportamenti”, le parole del sindaco del Comune di Novellara, Simone Zarantonello.












