Si sono celebrati questo pomeriggio nella chiesa di Santo Stefano a Quartu i funerali di Andrea Pintus, ucciso a colpi d’arma da fuoco dal fratello Alessandro a Margine Rosso. Un delitto che ha scosso l’intera comunità, che ora si stringe attorno ad una madre e ad famiglia distrutta da un dolore troppo grande da sostenere da soli.
“Ci sono momenti nei quali anche la fede non elimina le lacrime e anche un sacerdote non possiede parole capaci di dare una spiegazione a ciò che è accaduto”, ha esordito il sacerdote Giulio Madeddu, che ha celebrato le esequie. “E oggi siamo qui non perché abbiamo trovato una risposta, né perché pretendiamo di averne una subito, ma perché sappiamo a chi possiamo consegnare le nostre domande. Siamo qui perché il dolore, quando diventa troppo grande, ha bisogno di essere portato davanti a Dio”.
“In questi giorni una sola tragedia ha travolto più persone. Un fratello ci lascia; una donna continua a lottare tra la vita e la morte; e l’esistenza di un uomo è segnata da una grave responsabilità che cambierà per sempre il corso della sua vita. Davanti a una ferita così profonda non ci sono parole sufficienti: possiamo solo affidarci alla misericordia di Dio, che non cancella la verità del male, ma continua instancabilmente a cercare l’uomo”, dice commosso Madeddu.
Poi, un’ulteriore riflessione sul male: “Quando il peccato dell’uomo manifesta tutta la sua forza distruttiva, Dio non abbandona nessuno dei suoi figli. Continua a piangere con chi soffre, a sostenere chi è ferito e a chiamare alla conversione anche chi è precipitato nell’oscurità. Nessuno, oggi, è fuori dal suo sguardo”.
“In questo momento ciò che sento di dover annunciare è solo questo: Gesù desidera entrare dentro questo grande dolore, proprio come ha fatto nel brano del vangelo che abbiamo appena sentito proclamare. Il Signore arriva davanti alla tomba dell’amico Lazzaro e anche lì c’è una famiglia distrutta dal dolore. Anche lì ci sono domande che sembrano senza risposta. E il Vangelo ci sorprende, perché, prima ancora di parlare, Gesù piange. Dio non è spettatore del dolore umano.
Anche Marta, che oggi sembra dare voce al dolore e agli interrogativi che abitano il cuore di tutti noi, aveva una domanda: «Signore, se tu fossi stato qui…». È il nostro stesso grido. E Gesù non le spiega perché suo fratello è morto. Non le offre una teoria. Le offre una presenza che diventa speranza”
“Ed è la stessa speranza che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Il libro della Sapienza non ci dice che la morte non fa male. Non dice che il dolore debba essere nascosto. Ci consegna però una certezza che oggi vogliamo custodire con tutte le nostre forze: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento le toccherà». Oggi noi consegniamo Andrea proprio a quelle mani. Non alle mani della violenza, non alle mani dell’odio, non alle mani della morte, ma alle mani del Padre, che sono le sole capaci di custodire definitivamente la vita di un uomo”.
Madeddu cita un passo preciso del Vangelo “che forse oggi illumina anche noi. Gesù non dice a Marta: «Adesso capirai». Le dice: «Io sono la risurrezione e la vita». Come a dire: la risposta al male non è una spiegazione, ma una Persona, è Cristo stesso. La fede cristiana non elimina tutte le domande, ma ci impedisce di affrontarle da soli. Cristo non ci promette una vita senza croce; ci promette che nessuna croce sarà portata senza di Lui.
E quando Gesù domanda a Marta: «Credi tu questo?», non le chiede di comprendere ciò che è accaduto. Le chiede soltanto di fidarsi di Lui. È la stessa domanda che oggi raggiunge anche noi. Non ci viene chiesto di capire tutto. Ci viene chiesto di continuare ad affidarci a Colui che ha vinto la morte.
Mededdu conclude la sua omelia rivolgendosi direttamente al Signore: “oggi non ti chiediamo di spiegarci il dolore. Ti chiediamo soltanto di non lasciarci soli dentro questo dolore. Accogli Andrea nella tua pace, sostieni questa famiglia, che porta una croce che soltanto le tue mani possono sostenere, e insegnaci, anche nell’ora più buia, a credere che il tuo amore è più forte del male e che la tua vita è più forte della morte.”













