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“Ritratto di donna”, le storie al femminile nel nuovo romanzo di Cristian Mannu tra chiaroscuri, cornici e riflessi

di Donatella Lissia
24 Aprile 2022
in cultura, eventi, il-diavolo-sulla-sella

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“Ritratto di donna”, le storie al femminile nel nuovo romanzo di Cristian Mannu tra chiaroscuri, cornici e riflessi
Si è svolta presso la Fondazione Sardegna, a cura del Festival letterario Èntula, la presentazione del libro “Ritratto di donna” di Cristian Mannu, che dopo sei anni di assenza ritorna con il suo secondo romanzo, dopo Maria di Ísili, vincitore della ventottesima edizione del Premio Italo Calvino. Un titolo “rubato”, come ammette lo stesso autore, da quello della poesia di Wislawa Szymborska, che richiama la variegata immagine di donna “a pezzetti” (come nella famosa canzone di Fabrizio De Andrè), protagonista del romanzo. In realtà in questa scrittura al femminile sono presenti più donne, legate tra loro da una stretta parentela, ma così diverse e altrettanto incompiute nel loro destino. Come è stile di Mannu, i personaggi vivono il racconto che si snoda agile come un concerto musicale in tre movimenti: “chiaroscuri e colori”, “cornici e luci” e “riflessi”: sono i punti di vista della figlia, della madre e in ultimo, appunto, il riflesso di quello che è accaduto e sarebbe potuto accadere. Seguendo la maniera pirandelliana del “così è se vi pare”, ogni personaggio fornisce la sua interpretazione del mondo e dei rapporti difficili che spesso coincidono con la genitorialità, nel percorso di due donne diverse, come accade tra generazioni differenti, conflittuali ma vincolate da rapporti di sangue non detti, mai saputi esprimere. Mannu passa dalla coralità di “Maria di Ísili”, sapientemente ereditata dal grande autore sardo Sergio Atzeni ne “Il Figlio di Bakunin”, ad una rappresentazione di carattere, di scavo interiore dell’animo, più circoscritta al femminile, non solo tra le protagoniste, ma anche nei personaggi di sfondo: Aisha, la sorella acquisita, la professoressa, l’unica capace di rompere il velo, con la frase “Un giorno forse capirai meglio tua madre”, soprattutto. I personaggi maschili sono sfuocati e torna una sorda denuncia di rapporto difficile (incomunicabilità?) di genere.
E così questa madre, che come tante madri appare agli occhi della figlia anaffettiva, incapace di comprendere le aspirazioni della figlia, rivela nel secondo movimento il suo ruolo di vittima, che la accomuna alla Madre dei Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, pura Natura. Il libro, sorretto dalla scrittura poetica dell’autore, si autogenera, come se chi scrive lo sviluppasse inconscio del suo prosieguo, seguendo il filo rosso dei sentimenti e rivelando quanto spesso tra genitori e figli si crei un terribile equivoco, che non si è capaci di svelare per tutta la vita, vissuta su piani separati. Non a caso, come appunto troppo spesso accade, la rivelatrice è la morte, che, nonostante il baratro della distanza creata, ricongiunge i fili, fa ritrovare i sopravvissuti, scioglie l’enigma. Se si legge questo libro con conoscenza letteraria, si coglieranno i voluti riecheggiamenti di altri autori e poeti, frammisti al racconto, come solo chi ha acquisito l’importanza del passaggio di testimone della letteratura può fare. Due esempi: “il calore di un bacio, umido e morbido, di cento baci e poi mille, e poi altri mille e altri cento” (Catullo), pag.47; “Ti sarebbe bastato vederlo vivo di nuovo, un uomo vivo col suo cuore: un sogno (Alfonso Gatto), pag.29. Per questo Mannu è ora scrittore maturo, capace di evocare rimandi, con una prosa che crea pathos, suscita reazioni e commozioni, lascia l’animo del lettore sospeso. In varie interviste, Cristian Mannu ha manifestato la sua passata intenzione di abbandonare la pubblicazione di testi e i sei anni trascorsi dal precedente romanzo fanno comprendere il travaglio vissuto, prima di dare corpo a questa nuova opera. In realtà, questi anni probabilmente sono serviti a perfezionare lo stile, ad aggiungere tasselli alla personalità geniale, pascolianamente fanciullesca, di quello che oggi può, a mio avviso, essere considerato tra i migliori autori sardi dell’ultimo cinquantennio. Si nota anche dalla descrizione dei luoghi della Sardegna, che si riappropria di una visione libera da luoghi comuni, ridiventando terra amata per la sua bellezza vera, incontaminata, autentica e universale.
Tags: Cristian Mannu
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