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Saldi in Sardegna, affari in picchiata: a gennaio confermato dato negativo delle vendite

di Redazione Cagliari Online
10 Febbraio 2021
in sardegna, zapertura

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Saldi invernali, l’inizio ufficiale è per venerdì 5 gennaio

Secondo un’indagine di Federmoda – Confcommercio sui saldi invernali, a gennaio il dato delle vendite di abbigliamento, calzature e accessori in Sardegna scende in picchiata rispetto a gennaio 2020 con le vendite al -43,6% in media (in Italia a -41,1%). Il 95% dei negozi ha infatti dichiarato di aver subito un calo delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2020.  Solo il 4,2% ha registrato una stabilità nelle vendite e meno dell’1% (0,8%) un incremento.

Il mutato quadro sociale oltre che economico ha inciso anche sul tipo di acquisti. L’indagine infatti evidenzia tra i prodotti più venduti: la maglieria e felpe per la parte più corposa delle vendite (29,9%), intimo (11,8%) tute (9,4%); giubbotti, cappotti e piumini (8,9%), pantaloni (8,3%); scarpe donna (14,8%); scarpe uomo (9,3%); abiti donna (4,8%); accessori (2,8%). In sofferenza le vendite di abiti da cerimonia, uomo, giacche e valige

I pagamenti preferiti sono quelli con bancomat (62,9% delle preferenze); seguono quelli con carta di credito (26,4%), mentre è residuale l’utilizzo dei contanti (10,7%), una scelta utilizzata soprattutto per le spese di importo basso.

“Nessun segnale di miglioramento per le vendite dei negozi del settore moda nel mese di gennaio di quest’anno sullo stesso periodo dell’anno 2020. A differenza del resto del Bel Paese inoltre la Sardegna in arancione, dal 24 gennaio, con soli 15 giorni in area gialla, ha registrato ulteriori contrazioni nelle vendite” dichiara Nando Faedda Presidente Confcommercio Sardegna. Ad aver penalizzato moltissimo queste categorie di esercizi sono stati diversi fattori, alcuni presenti fin dal 2019: i 5 giorni di chiusura obbligata agli inizi di gennaio dal 1 al 6 gennaio di tutte le attività della moda, con eccezione, in via veramente residuale, di poche attività relative alla vendita di prodotti di prima necessità ed inoltre, degli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali anche nei giorni prefestivi e festivi.

La zona arancione dal 24 gennaio che di fatto ha imposto limitazione alla circolazione delle persone e alle imprese dei pubblici esercizi riducendo fortemente la presenza dei servizi nelle aree dello shopping. Il grande utilizzo dello smart working nel pubblico e nel privato. il minor reddito disponibile dei consumatori causa casa integrazione.  il calo degli occupati con le scadenze dei contratti a termine che non sono stati rinnovati e non ultimo il venir meno delle occasioni d’incontro di lavoro e nel privato (pranzi, cene, eventi, feste, cerimonie, cinema, teatri, musei, piscine, palestre, ecc…).

“A nulla e valso l’impegno a ridurre i costi delle merci in vendita applicando sconti direttamente al 50% come hanno dichiarato, 6 imprese su 10 -dichiara Sara Pintus Direttore Confcommercio Sardegna- le vendite non si riprendono. Il comparto è in forte difficoltà.

È urgente intervenire a sostegno del comparto con risorse dedicate per favorire l’ammodernamento, la digitalizzazione e l’adeguamento delle competenze al mutato contesto economico e sociale anche per tutelare i livelli occupazionali altrimenti, quando la pandemia sarà superata sarà troppo tardi per le oltre 36mila imprese del commercio al dettaglio- conclude Faedda.

 

 

 

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