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Home sardegna

Sanità, il governo boccia ancora la Regione: troppi soldi ai privati invece che agli ospedali

di Sara Panarelli
27 Marzo 2024
in sardegna, zapertura1

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Cagliari, operatori sanitari in rivolta: “Stiamo lavorando senza guanti in piena emergenza Covid”

Non si possono dare più soldi agli operatori sanitari privati, rispetto a quanto previsto dai tetti di legge, neanche se a farlo è una regione a statuto speciale come la Sardegna. Per questo motivo, il governo ha impugnato l’ultima legge approvata durante la legislatura appena conclusa. Secondo il governo, la regione anche se provvede con risorse proprie al finanziamento della spesa sanitaria, non può stabilire “una remunerazione in favore degli operatori privati accreditati, oltre i tetti di spesa assegnati e oltre il limite massimo di spesa previsto dalla vigente normativa nazionale sulla riduzione dell’acquisto di volumi di prestazioni sanitarie da privati accreditati per l’assistenza specialistica ambulatoriale e per l’assistenza ospedaliera, in un’ottica di spending review, con obiettivi di contenimento della spesa pubblica, per tutte le regioni e province autonome”. È con questa motivazione che il consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge 1 del 2024 della Sardegna: i punti contestati in materia sanitaria  prevedono che le risorse residue nei bilanci di Ats in liquidazione, circa 3,3 milioni di euro, siano trasferite all’Ares e che l’Ares poi destini in totale 5,8 milioni, a valere sul 2024, agli enti erogatori privati. “Le risorse non utilizzate di cui al tetto di spesa assegnato per il 2020 per l’assistenza ospedaliera – si legge nella norma richiamata dalla regione – possono essere redistribuite tra gli erogatori privati accreditati che abbiano prodotto un’attività ospedaliera eccedente il budget assegnato nell’anno 2021 e per incrementare il tetto di spesa dell’assistenza ospedaliera nell’anno 2023”. Tutto ciò “anche oltre i limiti imposti dalle disposizioni di legge nazionali – era la posizione della giunta -, in quanto la Regione provvede con proprie risorse al finanziamento della spesa sanitaria”. Ma per il governo non è vero: la norma sulla riduzione dei volumi di acquisto delle prestazioni dai privati vale per tutte le regioni (anche quelle a statuto speciale) e le province autonome e, soprattutto, “costituisce norma di coordinamento della finanza pubblica di cui all’articolo 117, terzo comma della Costituzione”. Per questo “non prevede la possibilità di deroga, anche se la regione provvede con proprie risorse al finanziamento della spesa sanitaria – scrive il Cdm nell’impugnazione -, considerato che le disposizioni si applicano al fine di garantire il rispetto degli obblighi comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica”.

Tags: sanitàSardegna
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