La stagione venatoria 2026-2027 in Sardegna va sospesa. È la richiesta avanzata dalle associazioni ambientaliste Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) e Lega per l’Abolizione della Caccia – Sardegna, che hanno scritto all’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente chiedendo l’adozione di un provvedimento urgente alla luce delle condizioni climatiche eccezionali che stanno interessando l’Isola. Il mittente della richiesta è il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), insieme alla Lega per l’Abolizione della Caccia – Sardegna, con Stefano Deliperi. Il destinatario principale è l’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente. Per conoscenza e informazione sono stati coinvolti anche il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la Commissione europea, l’ISPRA e il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale.
Le associazioni segnalano che l’estate 2026 è stata caratterizzata da ripetute e intense ondate di calore, con temperature superiori alle medie stagionali anche di 4-5 gradi. Un quadro particolarmente pesante per la fauna selvatica, già sottoposta allo stress provocato dalla scarsità d’acqua, dalle temperature estreme e dalle difficoltà nel reperire cibo e riparo.
A confermare la portata dell’emergenza sono i dati dell’ARPAS citati nel documento. Dal 14 luglio, durante una delle più intense ondate di calore dell’estate, 233 delle 308 stazioni meteorologiche regionali hanno registrato temperature massime superiori ai 40 gradi, mentre in 53 stazioni sono stati superati i 45 gradi. Il dato più significativo è quello raggiunto a Orani il 19 luglio: 48,4 gradi, temperatura massima validata dal Dipartimento Meteoclimatico di Arpa Sardegna con il supporto di Siap-Micros.
Per GrIG e Lega per l’Abolizione della Caccia, condizioni climatiche di questo tipo non possono essere ignorate nella gestione della fauna selvatica. «È del tutto evidente – sostengono le associazioni – che tali eccezionali ed estreme condizioni climatiche persistenti sull’intera Isola hanno avuto effetto negativo non soltanto sulla popolazione umana, ma anche sulla fauna selvatica», sottolineando come gli animali non possano contare sugli stessi strumenti di protezione dal caldo a disposizione delle persone. Da qui la richiesta alla Regione di applicare quanto previsto dalla normativa vigente, in particolare dagli articoli 19 della legge 157/1992 e 51 della legge regionale sarda 23/1998, e di disporre la sospensione della stagione venatoria 2026-2027.
Le associazioni ambientaliste si rivolgono inoltre al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica chiedendo, nel caso in cui la Regione non intervenga, l’adozione di una specifica ordinanza per evitare quello che viene definito un «grave danno ecologico» alla fauna selvatica dell’Isola.
Il timore è che l’attività venatoria possa aggiungere ulteriore pressione a popolazioni animali già fortemente provate dall’emergenza climatica.
«La fauna selvatica sarda dev’essere salvaguardata in un momento di così grave crisi climatica – sostengono GrIG e Lega per l’Abolizione della Caccia – e la caccia causerebbe effetti deleteri su popolazioni faunistiche già pesantemente provate».
La richiesta arriva dunque alla vigilia della nuova stagione venatoria e punta a ottenere un intervento straordinario delle istituzioni per tutelare la fauna selvatica sarda di fronte a condizioni climatiche considerate eccezionali.










