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Agricoltura: dall’Università di Sassari una nuova tecnica di coltivazione del riso

di Redazione Cagliari Online
15 Maggio 2018
in sardegna

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Agricoltura: dall’Università di Sassari una nuova tecnica di coltivazione del riso

Uno studio dell’Università di Sassari prospetta nuove possibili tecniche di coltivazione del riso con risultati promettenti su diversi fronti. Con un articolo pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, un gruppo di ricerca condotto da Antonino Spanu e Gavino Sanna dell’Ateneo sassarese offre ampia documentazione a sostegno dell’irrigazione per aspersione, quale tecnica innovativa in grado di ridurre mediamente del 20% la concentrazione di cadmio nel riso, abbattendo parallelamente sia il consumo di acqua irrigua che l’emissione di gas ad effetto serra.

Poiché in molti Paesi il riso costituisce, di fatto, l’unico apporto calorico significativo, diminuirne i livelli di tossicità rappresenta un obiettivo di prioritaria importanza. Purtroppo il riso è anche la principale fonte di assunzione alimentare di cadmio, un elemento che è sempre dannoso per la salute, tanto che l’European Food Safety Authority (EFSA) ha fissato in 2,5 microgrammi per chilo corporeo il limite massimo tollerabile settimanalmente dall’organismo umano. La problematica è particolarmente avvertita in molti Paesi e – ancor più – in Giappone dove, stando ai dati forniti dal locale Ministero dell’Agricoltura, la quantità ingerita è quasi doppia.

Sfortunatamente, la sicurezza alimentare del riso è minacciata da altri elementi tossici oltre al cadmio. “Presupposto di questa ricerca sono gli importanti risultati che abbiamo a suo tempo ottenuto nella riduzione del bioaccumulo di arsenico nel riso. Questi risultati sono stati pubblicati nel 2012 dalla rivistaEnvironmental Science & Technology dell’American Chemical Society” , spiegano i docenti Spanu e Sanna, rispettivamente già professore ordinario di Agronomia e Coltivazioni Erbacee e professore associato di Chimica Analitica. “In quello studio abbiamo evidenziato che l’adozione dell’irrigazione per aspersione al posto della tradizionale sommersione continua ha consentito di ridurre del 98% la concentrazione di arsenico nel riso. E ora continueremo valutando il comportamento di altri elementi tossici come il piombo e il mercurio”.

Cominciata circa 10 anni fa, questa ricerca in realtà affonda le radici nei primi anni ’80, quando Antonino Spanu volle mettere a punto nuovi metodi d’irrigazione per il riso, in grado di abbattere il consumo idrico pur garantendo in genere le stesse produzioni ottenibili con l’irrigazione tradizionale. E proprio il minore consumo di acqua costituisce l’altro importante risultato fornito da questo studio, ideato e realizzato completamente nella nostra Isola. “Se con l’irrigazione tradizionale sono necessari circa 20 mila metri cubi d’acqua per coltivare un ettaro di riso (media mondiale), con l’irrigazione per aspersione ne bastano circa 8mila”, afferma Spanu.

‹‹Sebbene l’acqua erogata per aspersione cada “a pioggia” sulla coltura, non tutti i metodi d’irrigazione a pioggia sono irrigazioni per aspersione. L’apporto idrico è infatti rigorosamente determinato sulla base delle condizioni meteoclimatiche e dello stadio vegetativo della pianta. È possibile, tuttavia, per i non addetti ai lavori, commettere errori nell’applicazione del metodo, che possono portare a risultati addirittura opposti nella bioconcentrazione di elementi tossici nel riso. A causa di ciò, un’ampia parte del recente studio spiega come evitare questi errori››, continua il professor Spanu.

Infine, è importante sottolineare che le sperimentazioni agronomiche sono state realizzate in strutture dell’Università di Sassari, ossia nei campi didattico-sperimentali “M. Deidda” ad Ottava (Sassari) e “Santa Lucia” a Zeddiani (Oristano). Oltre ai citati Professori Spanu e Sanna, il gruppo di ricerca è costituito dai dottori Massimiliano Valente, Ilaria Langasco, Francesco Barracu e dalla dott.ssa Anna Maria Orlandoni, di Matrica, Azienda che ha offerto supporto strumentale per parte delle analisi.

Tags: sassariuniversità
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