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Cagliari, il don batte il Comune: “Sì alla nuova facciata della chiesa di Is Mirrionis”

di Paolo Rapeanu
27 Aprile 2019
in cagliari, zapertura1

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Cagliari, il don batte il Comune: “Sì alla nuova facciata della chiesa di Is Mirrionis”
La nuova facciata della chiesa dei santi Pietro e Paolo in via Is Mirrionis? S’ha da fare. Arriva dopo una battaglia lunga sette anni la vittoria di don Chicco Locci sul Comune di Cagliari. Il Tar bastona l’amministrazione comunale e gli uffici dell’Edilizia privata: “la realizzazione del progetto “…comporta oggettivamente un impatto negativo e avulso dal contesto pubblico benchè degradato o privo di qualità architettonica e sui quali si ribadisce un parere negativo…”, questo uno stralcio della risposta data dall’amministrazione comunale a settembre 2017. Il prete presenta la richiesta di parere preventivo ad agosto 2012, ma non riceve nessuna risposta. Nel 2015 il don invia la richiesta di poter demolire l’attuale facciata della chiesa per costruirne una nuova e “l’adeguamento dei percorsi e degli accessi” alla stessa. Due anni dopo il “no”, e allora la scelta del religioso è quella di rivolgersi agli avvocati – Roberto Uras e Chiara Melas – e inizia la battaglia in tribunale. La seconda sezione – col presidente Francesco Scano e i due consiglieri Marco Lensi e Gianluca Rovelli – accoglie le richieste dei legali il 27 febbraio scorso. Per i giudici, il diniego da parte del Comune avrebbe violato “il principio di proporzionalità, l’obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi e il principio di buona fede nell’azione amministrativa”. E non solo: anche a causa della mancata risposta iniziale, il Tar striglia il Comune e, nelle quattordici pagine della sentenza, spicca il seguente ragionamento-rimprovero: “La fiducia del privato, nel rapporto con l’amministrazione, sarà delusa se nel procedimento amministrativo, non viene assicurato il contraddittorio, non viene assicurata una adeguata istruttoria, in linea generale non vengono rispettate le garanzie procedimentali, non viene assegnato il giusto peso all’interesse del privato, non viene motivato il provvedimento amministrativo in modo congruo. Tutto questo”, scrivono i giudici, “per precisare che la assoluta particolarità della situazione di fatto imponeva una istruttoria particolarmente approfondita, un rispetto stringente delle garanzie procedimentali, una motivazione particolarmente dettagliata a supporto del provvedimento adottato, il rispetto dei termini del procedimento amministrativo. Tutti elementi che, in questo caso, sono mancati”. Il Comune, inoltre, è stato condannato al pagamento delle spese processuali, 3500 euro, tutti soldi dei cagliaritani.
LA GIOIA DI DON CHICCO LOCCI – “Anche i giudici hanno constatato la mancanza di risposte adeguate da parte dell’amministrazione comunale. Il privato, in questo caso, è una comunità di oltre diecimila persone che non hanno ricevuto né attenzione né rispetto. Non abbiamo chiesto nulla di faraonico”, spiega don Locci, “ma solo un intervento strumentale per rendere la chiesa comoda sia per i funerali sia per i matrimoni e per dare un concreto segno di accoglienza verso tutti, dai ricchi ai poveri. C’è stato un eccesso di potere degli uffici comunali”, osserva il prete, “l’aver definito Is Mirrionis un rione degradato è una cosa gravissima, senza contare le motivazioni vaghe che hanno portato al ‘no’ che è stato poi ribaltato dal Tar. Non si può rilasciare una concessione edilizia in base ai gusti del funzionario di turno, è come un sopruso. Ringrazio i due avvocati che ci hanno assistito totalmente gratis, la nostra è una parrocchia povera e sarebbe stato complicatissimo trovare tutti i soldi per il ricorso”. Di sicuro sono stati trovati quelli per la nuova facciata: “Sessantamila euro raccolti grazie alla generosità di tanti fedeli”.
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