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Capoterra sotto choc per il femminicidio: “Subito un centro d’ascolto per evitare altre tragedie”

di Valeria Putzolu
6 Novembre 2022
in il-diavolo-sulla-sella, sulla-sulcitana

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Capoterra sotto choc per il femminicidio: “Subito un centro d’ascolto per evitare altre tragedie”
Capoterra, femminicidio e come porre fine alla violenza sulle donne: la comunità si interroga su come poter aiutare chi è vittima di maltrattamenti al fine di prevenire esiti anche mortali.
Il grave fatto di cronaca avvenuto oggi, una donna ha perso la vita per mano del suo compagno, ( https://castedduonline.it/slobodanka-48-anni-ammazzata-a-coltellate-dal-marito-a-capoterra-femminicidio-al-centro-migranti/ ) ha scosso le coscienze e riproposto un tema, purtroppo, sempre attuale: la violenza sulle donne.
Tanti i commenti che si susseguono, in queste ore, sui social, soprattutto su come aiutare una donna: “Perchè non si organizza un centro di ascolto in cui si garantisce anonimato ma si dà ascolto e tutela alle donne in difficoltà?”, si legge. E ancora: “Bisogna intervenire subito senza aspettare ulteriormente.
Ne muore una ogni giorno non se ne può più”.
È vero, bisogna intervenire subito, ma come? Una domanda che, ancora oggi, non ha una risposta esaustiva, altrimenti il problema sarebbe risolto.
Esistono già i centri antiviolenza, i numeri di supporto ai quali chiamare, medici e psicologi pronti a intervenire come le forze dell’ordine, sensibili riguardo l’argomento. Le leggi attuali, inoltre, velocizzano le procedure: basta infatti una segnalazione per far partire d’ufficio le indagini. Ma non sempre la donna che è vittima di maltrattamenti è capace di chiedere aiuto o, peggio ancora, cosciente di essere finita in una trappola, a volte, mortale.
L’amore è un sentimento che lega due persone e che deve regalare felicità, serenità, complicità, fedeltà e fiducia, rispetto. Se manca uno di questi elementi, allora, non è vero amore ma un ciclone che potrebbe travolgere e soggiogare la persona più fragile.
Non è semplice cogliere i risvolti psicologici che si innescano nella vittima: spesso nemmeno sa di essere travolta e intrappolata in un amore, definito dagli esperti, “tossico” e subisce, quasi come se fosse normalità, i maltrattamenti. La manipolazione della vittima avviene lentamente: in genere il primo periodo di unione è semplicemente idilliaco, dopodiché iniziano, pian piano, i malumori, le accuse, gli insulti alternati ai momenti romantici che mettono nella condizione di tralasciare le negatività subite.
Ma queste non cessano, anzi peggiorano ed è così che, pressoché inconsapevolmente, la vittima tende a subire sempre di più senza quasi ribellarsi. Alla violenza psicologica si affianca quella fisica: uno schiaffo, un calcio, una stretta. Liti furibonde che poi terminano per lasciar spazio alla cosiddetta “luna di miele” o fase di latenza in cui la vittima viene riconquistata e legata ancor più al suo “aguzzino” con dolci parole, promesse strappalacrime, pentimenti. Finti, però, colmi di bugie che la vittima non coglie ma prende come veritieri poiché si innesca la dipendenza affettiva nei confronti di chi amare non sa ma vuole solo possedere.
Come si può aiutare, quindi, chi è vittima di maltrattamenti e non ha la forza o la consapevolezza di chiedere aiuto? Bisogna fare rete, essere attenti osservatori e non sottovalutare certi aspetti, segnali che la vittima può lanciare anche a sua insaputa: tristezza, isolamento improvviso, dimagrimento rapido, post o messaggi malinconici.
In questi casi, amici e parenti in particolar modo, dovrebbero “indagare” scrupolosamente e, eventualmente, rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine.
Denunciare, quindi, è la parola d’ordine, segnalare a chi di competenza e non voltarsi innanzi, anche, a un semplice sospetto.
“Oggi più nessuno si espone” dicono le forze competenti e sensibilizzare su questa tematica, quindi, è d’obbligo.
Domani a Capoterra si riunirà la Commissione Pari Opportunità per definire la manifestazione in programma il 25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per dire basta ai maltrattamenti fisici e psicologici.
Tags: capoterra
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