Il taglio delle accise c’è ma non si vede: diesel a un passo dai 2,20 euro al litro e benzina intorno ai 2,05 euro. In Sardegna torna l’allarme per il caro carburanti, con il costo dei rifornimenti che continua a mettere sotto pressione famiglie, lavoratori e imprese di trasporto. La riduzione delle accise, attesa come un intervento capace di frenare i rincari, rischia così di essere assorbita dall’aumento dei prezzi alla pompa.
Per chi percorre ogni giorno decine o centinaia di chilometri, la situazione è sempre più pesante. Il diesel, utilizzato soprattutto dai mezzi pesanti e dai veicoli commerciali, sfiora quota 2,20 euro al litro, mentre la benzina si mantiene attorno ai 2,05 euro. Numeri che trasformano ogni pieno in una spesa significativa e che rischiano di avere conseguenze a cascata sull’intera economia dell’Isola.
L’allarme riguarda innanzitutto i trasportatori. Per camion, furgoni e mezzi utilizzati per le consegne, il carburante rappresenta una delle principali voci di costo. Quando il prezzo del diesel aumenta, diventa inevitabile fare i conti con margini sempre più ridotti o con la necessità di trasferire parte degli aumenti sul costo dei servizi e delle merci trasportate.
E in Sardegna il problema è ancora più delicato. La distanza dalla Penisola e la necessità di movimentare via terra una grande quantità di prodotti rendono particolarmente pesante l’incidenza dei costi logistici. Un diesel vicino ai 2,20 euro al litro non è quindi soltanto un problema per chi guida un camion: può finire per pesare sul prezzo finale della merce sugli scaffali.
Ma l’emergenza riguarda anche le famiglie. In un’Isola dove l’auto resta spesso indispensabile per spostarsi tra piccoli centri, raggiungere il posto di lavoro o accompagnare i figli, il caro carburante si traduce direttamente in una riduzione del reddito disponibile. Ogni pieno costa di più e lascia meno spazio nel bilancio familiare per le altre spese.
Il paradosso è che il taglio delle accise avrebbe dovuto attenuare proprio questo impatto. Ma se il prezzo industriale e le altre componenti del costo continuano a crescere, il beneficio fiscale rischia di diventare quasi invisibile per il consumatore.
Il timore, dunque, è che il caro carburanti possa alimentare una nuova spirale di aumenti, dal trasporto delle merci ai beni di consumo. Per la Sardegna, già alle prese con costi logistici strutturalmente elevati, si tratta di un ulteriore elemento di pressione su famiglie e imprese.












