Cresce l’occupazione, ma non altrettanto il valore del lavoro. È la fotografia della Sardegna contenuta nel nuovo Rapporto “Sardegna, il valore del lavoro. Salari, occupazione, produttività, contrattazione e sviluppo”, realizzato dal Centro Studi “Giannetto Lay” della CISL Sardegna e che sarà presentato il 9 settembre a Cagliari.
Tra il 2023 e il 2025 gli occupati sono aumentati di circa 21 mila unità, passando da 577 mila a 598 mila. Nel 2025 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 58,2%, un dato superiore alla media del Mezzogiorno ma ancora inferiore a quella nazionale.
Il quadro cambia però quando si guardano salari e continuità lavorativa. Tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni reali medie dei dipendenti privati sardi sono diminuite del 15,2%, contro il -6,2% nazionale. Nel 2023, inoltre, le giornate retribuite hanno rappresentato in media il 72,9% di quelle teoricamente lavorabili, rispetto al 78,9% italiano.
«Non basta più contare gli occupati – sottolinea Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna e presidente del Centro Studi “Giannetto Lay” –. Dobbiamo misurare la qualità del lavoro: stabilità, continuità, salario, professionalità, formazione, sicurezza e possibilità di crescita».
Un altro nodo riguarda i giovani qualificati. Nel 2025 il tasso di occupazione dei laureati ha raggiunto l’83,7%, contro il 47,7% di chi possiede al massimo la licenza media. Nonostante questo, tra il 2019 e il 2025 la Sardegna ha perso circa 6.900 giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni, alimentando la fuga di competenze dall’Isola.
Per la CISL il rischio è quello di trovarsi nei prossimi anni con meno giovani, una popolazione sempre più anziana e una crescente difficoltà per imprese e servizi nel reperire professionalità adeguate.
Da qui la proposta di un Patto regionale per produttività, salari e qualità del lavoro, che coinvolga istituzioni e parti sociali su investimenti, innovazione, formazione, politiche attive, contrattazione di secondo livello e destagionalizzazione.
«La vera sfida è far crescere insieme produttività e salari», conclude Ledda. L’obiettivo, per il sindacato, è trasformare la crescita dell’occupazione in lavoro stabile e qualificato, con retribuzioni più adeguate e maggiori opportunità per chi sceglie di costruire il proprio futuro in Sardegna.













