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“Così abbiamo sentito il cuore di Barbara Desogus fermarsi, e siamo riusciti a rianimarla”

di Jacopo Norfo
24 Gennaio 2018
in il-diavolo-sulla-sella

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“Così abbiamo sentito il cuore di Barbara Desogus fermarsi, e siamo riusciti a rianimarla”

Carlo. Maurizio. Mariangela. Sandra. Carla. Sono i medici e gli infermieri che hanno sentito il cuore della giovane mamma Barbara Desogus fermarsi, sull’asfalto della 131 a Monastir. E sono riusciti a rianimarla, forse davvero a salvarla. Non sono degli eroi, giurano di avere svolto semplicemente il loro lavoro con passione. Ma sono stati dei piccoli angeli. E Carlo Nioteni, direttore sanitario della Croce Bianca di Monserrato, ricorda così quei drammatici momenti di 48 ore fa: “A intervenire per primo sul posto è stato un infermiere veramente in gamba che lavora nella centrale operativa 118 di Cagliari, si chiama Maurizio. Io sono un semplice cittadino che stava rientrando a casa. Sì sono un medico, ma prima di tutto sono un cittadino. Stavo rientrando a casa e ho visto questo gruppo di macchine vicino all’ingresso di Monastir. Ho subito pensato a un banale tamponamento ma come sempre ho fatto mi sono fermato. Pensavo ad una cosa banale ma appena affacciato nella macchina ho visto la ragazza di traverso nel sedile posteriore della Opel Zafira con Maurizio, l’infermiere, che la stava rianimando. Gli ho detto di continuare e sono corso in macchina perché nel cofano posteriore  mi porto sempre dietro il mio defibrillatore e la mia attrezzatura, che in molte altre occasioni è stata utile per aiutare altre persone”.

Poi il lungo intervento, faticoso e disperato, per cercare di salvare Barbara Desogus. “Abbiamo trasportato fuori con molta cautela la donna- racconta ancora Carlo Nioteni- che è stata adagiata in terra dove c’era abbastanza spazio per poterla rianimare. Abbiamo iniziato a rianimarla, e io a ventilare: purtroppo era cianotica. A un certo punto è arrivata l’ambulanza dei soccorritori di base che mi ha dato supporto portandomi l’ossigeno e l’aspiratore, la situazione era davvero critica. Purtroppo nessuno mi ha detto che era coinvolto anche un bambino di 15 giorni ma io l’ho scoperto successivamente. Ero molto concentrato nel cercare di rianimare Barbara, insieme a Maurizio. Invece in lontananza a destra vedevo il marito disteso, Ivan. Ma si muoveva ed era quindi meno critico comunque di Barbara. Dopo alcuni minuti è arrivata anche la prima medicalizzata con un equipaggio che conosco bene. C’era Mariangela Carta, un medico veramente in gamba con cui ho lavorato in passato: senza dover far allontanare nessuno insieme a lei e all’infermiera abbiamo preso l’accesso venoso, è iniziato una relazione di tipo avanzato. Sono stati somministrati i farmaci e io ho intubato la paziente per gestire meglio la ventilazione e per evitare che il sangue entrasse nelle vie aeree. Mariangela stava massaggiando la paziente con molta abilità e io vedevo la qualità del massaggio nel monitor defibrillatore di fronte a noi. Il trauma di quel tipo di solito non dà ritmi defibrillabili. Infatti il defibrillatore non è stato utilizzato perché il ritmo cardiaco presente non lo permetteva”.

E poi cos’è successo? “Passavano i minuti e Mariangela guardando il monitor mi ha detto che il ritmo cardiaco stava comparendo perché sentiva un polso. Infatti dopo qualche minuto il ritmo cardiaco è ricomparso e il colorito della ragazza è migliorato ma continuava a non respirare. A quel punto siamo riusciti a misurare la pressione, era sicuramente scioccata aveva una pressione bassissima e quindi è stata riempita con liquidi in grado di permettere un aumento e pian pianino la pressione è salita. A quel punto abbiamo deciso di caricarla insieme in ambulanza per provvedere al trasporto in ospedale per fare una TAC e tutte le azioni invasive al fine di capire come salvare la vita a questa ragazza che nel frattempo però continuava a non respirare. Infatti a quel punto è stata Mariangela a continuare a ventilarla.Poi ci siamo salutati e mi ha ringraziato ed è partita verso il Brotzu. Nel frattempo il marito è stato preso in carico da una seconda medicalizzata dove c’era la dottoressa a Carla Ecca. E  a quanto mi risulta è stato trasportato con un trauma minore rispetto alla moglie all’ospedale Marino. Il bambino di 15 giorni piangeva e non sembrava apparentemente critico anche se ovviamente è stato ospedalizzato per fare gli accertamenti specifici”.

Carlo è stato bravissimo, ma quella che vuole raccontare non è certamente un’impresa, ma la passione di tanti soccorritori che spesso ci salvano la vita. “Ci tengo a dire che il successo o comunque la speranza che questa ragazza si possa riprendere è stato un lavoro di squadra: non è il successo di Carlo Nioteni, il successo di Maurizio, di Carlo, di Mariangela,  di Sandra l’infermiera che opera insieme a Mariangela ma di tutta l’equipe 118 compreso l’autista che ha dato una mano. Non è la prima volta che rianimo dei pazienti, è il mio lavoro e devo dire anche la mia passione. Chiunque può iniziare un massaggio e mantenere in vita le persone in arresto cardiaco affinché un medico con le terapie posso trovare ancora un corpo vivo e reattivo che possa rispondere ai farmaci e alla gestione avanzata della situazione critica che si presenta”. E se Barbara come tutti sperano nell’intera area vasta che prega per lei tornerà a vivere forte come prima, lo dovrà anche a questi piccoli angeli. Che hanno sentito il suo cuore fermarsi e poi di nuovo battere ancora, salvandola.

Tags: barbara desogusmonastir
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