Desulo, addio a Marcello Todde professionista stimato e uomo dai mille valori: la malattia ha prevalso ma non il ricordo e il bene che ha lasciato in chi lo ha conosciuto e amato.
Antonangelo Liori, suo caro amico da sempre, ha racchiuso in poche parole la vita dell’uomo “morto in battaglia, a testa alta”: “Quando mi diedero per spacciato pronosticandomi tre mesi di vita, mi sono ispirato a te, Marcello. Nel primo anno di università ti venne diagnosticato quel terribile male.
Andavamo a trovarti in ospedale, coccolato da tua madre Maria Zanda e da tuo padre, Felice. Amici nostri, sin da quando vivevamo a Desulo noi e voi.
Più o meno insieme ci trasferimmo in Campidano nello stesso periodo per cercare benessere e fortuna e voi avviaste una fiorente attività di panificazione trasformata oggi dalle tue sorelle in grandi aziende dolciarie.
Tu lavoravi, e studiavi. Ed eri laborioso, e buono, e onesto. Un ragazzo che ci indacavano – noi avevamo qualche anno in meno – come modello da seguire.
Poi il terribile male, Marcello.
Ma tu, anche quando eri immobilizzato da sondini, porter e flebo, non ti sei mai arreso.
Studiavi per gli esami anche sotto la chemio
La facevate in 23. Ma solo tu ti salvasti.
E ti sei laureato in Ingegneria col massimo dei voti e senza perdere un semestre.
L’ingegner Todde, orgoglio e vanto di tutto il paese.
Ti sei sposato con una ragazza meravigliosa e hai un meraviglioso figlio.
Lavoro e famiglia, impegno e affetti domestici.
Nessun vizio, nessuna distrazione.
Ci hanno insegnato i nostri padri che non esiste tempo da perdere.
Poi, quando eri al massimo della felicità, quello stesso brutto male ti ha strappato la donna che rese felici i tuoi giorni.
Due anni fa.
Ti salutai nel cimitero di Desulo ed eri distrutto.
Subito dopo lo stesso antico male si è accanito su di te.
Lo hai combattuto di nuovo come un leone.
Anche con la dialisi.
Anche con tutti i dolori.
Ci siamo sentiti circa un mese fa.
“Ce la faremo”, mi dicesti quasi per sostenere me: “Ce la faremo”.
Ebbene, amico mio, ce l’hai fatta ugualmente.
Il male ti ha ucciso, ma non umiliato: sei morto in battaglia, a testa alta.
Con quel coraggio che spero di avere anch’io nell’ultimo istante.
Addio, eroe della vita”.











