Dopo gli ennesimi incendi che ieri hanno divorato altri territori sardi, il primo cittadino del paese del Medio Campidano riflette sull’accaduto e sulle possibili azioni da intraprendere per prevenire i roghi: “Stiamo assistendo, impotenti e indignati, alla distruzione della nostra isola. Ettari di boschi, campagne, aziende agricole e habitat naturali vengono ridotti in cenere, mentre il fumo oscura il cielo e il dolore di intere comunità diventa l’ennesima notizia destinata a essere dimenticata.
È difficile credere che tutto questo sia il frutto della sola autocombustione o della fatalità. Senza attendere l’esito delle indagini sui singoli episodi, è evidente che molti incendi hanno origine da comportamenti umani, dolosi o gravemente imprudenti. Per questo motivo è doveroso investire con decisione nella prevenzione, nel controllo del territorio e nell’accertamento delle responsabilità.
Una domanda, però, continua a rimanere senza risposta: perché la Sardegna non dispone ancora di un sistema di videosorveglianza regionale moderno e capillare, capace di monitorare le aree più esposte e di consentire interventi tempestivi? Qualcuno mi dice che la Regione era dotata di un sistema di telecontrollo mai messo in funzione… In un’epoca in cui la tecnologia offre strumenti sempre più avanzati, continuare a rincorrere le emergenze anziché prevenirle significa arrivare sempre troppo tardi”.
Zucca spiega che “non è accettabile che il peso della difesa del territorio ricada principalmente sulle associazioni di volontariato della Protezione Civile e sulle Compagnie Barracellari. Il loro impegno è straordinario e merita il massimo rispetto, ma non può sostituire una strategia istituzionale forte, coordinata e dotata di risorse adeguate.
La Sardegna ha bisogno di un sistema permanente di collaborazione tra Corpo Forestale, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Compagnie Barracellari, Forze dell’Ordine ed Esercito. Ognuno possiede competenze e mezzi specifici che, se coordinati efficacemente, possono fare la differenza nella prevenzione, nel controllo e nell’intervento.
Ricordo bene le esercitazioni “Forza Paris” dell’Esercito. Quelle operazioni dimostrarono che una presenza costante e coordinata dello Stato sul territorio produce risultati concreti. L’abigeato diminuì, i sequestri di persona subirono un drastico ridimensionamento e anche il fenomeno degli incendi registrò un calo significativo. Non si tratta di nostalgia, ma della consapevolezza che quando le istituzioni operano insieme, con obiettivi chiari e responsabilità condivise, i risultati arrivano.
Oggi servono meno dichiarazioni e più decisioni. Servono investimenti nella prevenzione, nell’impiego delle nuove tecnologie, nel presidio del territorio e nella certezza della pena per chi devasta deliberatamente il patrimonio ambientale della Sardegna”.
“Ogni albero che brucia impiega decenni per ricrescere. Ogni incendio lascia una ferita che colpisce l’ambiente, l’economia, il turismo, l’agricoltura e l’identità stessa del popolo sardo.
La Sardegna non ha bisogno di passerelle quando le fiamme sono ormai spente. Ha bisogno di una strategia permanente, di una politica che sappia prevenire e non soltanto rincorrere le emergenze.
Difendere la Sardegna non è un’opzione. È un dovere morale, civile e istituzionale. E questo dovere non può più essere rimandato”.
Foto web: Andrea P.











