Scandalo sanità in Sardegna, processo Ippocrate: 8 anni e 3 mesi all’ex sindaco di Macomer Succu, sei anni e mezzo all’ex consigliere del Partito Dei Sardi Cherchi.
Quattro condanne e cinque assoluzioni nel processo sui concorsi dell’ex Asl di Oristano. Sei anni e sei mesi all’ex primario ed ex consigliere regionale Augusto Cherchi. I difensori annunciano appello
Oltre otto anni di carcere per Antonio Onorato Succu, sei anni e sei mesi per Augusto Cherchi. Si chiude con quattro condanne e cinque assoluzioni il primo grado del processo Ippocrate, l’inchiesta sulle presunte irregolarità nei concorsi e nelle assunzioni all’ex Asl 5 di Oristano. Una vicenda giudiziaria che ha acceso i riflettori sulle procedure di selezione del personale nella sanità pubblica e sulle anomalie contestate agli imputati.
La condanna più pesante, otto anni e tre mesi di reclusione, è stata inflitta ad Antonio Onorato Succu, ex responsabile del blocco operatorio dell’ospedale San Martino ed ex sindaco di Macomer. Per Augusto Cherchi, già primario di Anestesia ed ex consigliere regionale, la pena è di sei anni e sei mesi.
Il tribunale ha condannato anche Giovanni Piras, ex direttore delle professioni sanitarie, a sette anni e sei mesi, e Salvatore Manai, infermiere caposala, a sette anni e nove mesi.
Cinque le assoluzioni. Tra queste quella di Agnese Gavina Canalis, responsabile dell’agenzia interinale, per la quale la Procura aveva chiesto tre anni di reclusione e una multa di 20mila euro. Assolti anche l’ex manager della Asl Mariano Meloni, l’ex commissaria Maria Giovanna Porcu e il funzionario Angelo Piras. Per loro l’esito del processo ha seguito le richieste assolutorie della stessa Procura. Assolti anche altri imputati con ruoli minori, in gran parte candidati coinvolti nelle procedure concorsuali contestate.
L’inchiesta Ippocrate ruotava attorno ai concorsi per ostetriche e infermieri. Tra gli elementi finiti sotto la lente della magistratura, la presunta diffusione anticipata dei quiz e le anomalie nella formulazione delle domande, nell’ambito di procedure che secondo l’accusa sarebbero state condizionate da un sistema di favori.
Il collegio giudicante, presieduto da Carla Altieri, ha ridimensionato le richieste del pubblico ministero Marco De Crescenzo, che aveva sollecitato cinque condanne, con pene fino a nove anni. Diversi capi d’imputazione sono inoltre caduti per effetto della riforma Cartabia sull’abuso d’ufficio o per intervenuta prescrizione.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. I difensori degli imputati condannati hanno già annunciato ricorso in appello: la vicenda, dunque, resta aperta sul piano giudiziario.












