Dopo la rapina a mano armata all’armeria scatta la protesta: “Amiamo il nostro paese e vorremmo continuare a viverci senza avere paura”.
Lettera aperta alla Redazione di Casteddu Online: “Siamo un gruppo di cittadini anziani di Sardara e abbiamo deciso di scriverle perché da qualche tempo non siamo più tranquilli come una volta.
Abbiamo passato tutta la nostra vita in questo paese. Qui siamo nati, abbiamo lavorato, cresciuto i nostri figli e oggi vediamo crescere i nostri nipoti. Sardara è casa nostra e le vogliamo bene, ma negli ultimi mesi ci sono successe e abbiamo sentito raccontare cose che ci fanno preoccupare.
Rapine, risse, aggressioni, schiamazzi durante la notte e, da ultimo, quel brutto episodio dell’armeria, con persone armate che hanno persino sparato. Sono fatti che ci spaventano, soprattutto perché alcuni di noi ricordano ancora certi periodi difficili che il nostro paese ha vissuto tanti anni fa e che speravamo di non dover più ricordare.
Non vogliamo dire che a Sardara ci siano soltanto persone cattive, anzi. La maggior parte della gente è onesta, lavora e vuole vivere in pace. Però non possiamo nemmeno far finta di niente.
Da quando, nel 2025 la caserma dei Carabinieri è stata chiusa perché non più agibile, sentiamo che manca qualcosa.
Sappiamo che i Carabinieri ci sono ancora e che lavorano dalla caserma di San Gavino Monreale. Li vediamo anche passare con le macchine di servizio e sappiamo che fanno il possibile. Ma per noi non è la stessa cosa.
Prima avevamo la caserma in paese. Se succedeva qualcosa, sapevamo dove andare. Bastava presentarsi e parlare con un Carabiniere. Adesso, per fare una denuncia o anche soltanto raccontare un problema, dobbiamo andare a San Gavino.
Per molti di noi non è semplice. C’è chi non guida più, chi non ha la macchina e chi deve aspettare che un figlio abbia un momento libero per accompagnarlo.
Ma c’è un’altra cosa che ci manca e che vorremmo far sapere soprattutto ai superiori dei Carabinieri.
Noi vorremmo che il nuovo Comandante della Stazione tornasse ad abitare a Sardara, possibilmente nella caserma, insieme alla moglie e ai figli, proprio come hanno fatto i precedenti.
Per noi era una cosa bella e importante.
Non era soltanto il Comandante che vedevamo quando era in servizio. Era una persona che viveva in mezzo a noi, che incontravamo per strada, che conosceva il paese e la sua gente.
Sapevamo che abitava lì, proprio nel centro di Sardara. E questo, anche se può sembrare una cosa da poco, ci faceva sentire più sicuri.
Perché quando una persona vive in un paese, giorno dopo giorno, finisce per conoscerlo davvero. Si accorge se qualcosa cambia, se ci sono persone che creano problemi, se in qualche strada succedono cose strane. Conosce le famiglie, parla con la gente e spesso viene a sapere di situazioni che magari nessuno avrebbe il coraggio di andare a raccontare in caserma.
Per noi quel Comandante era anche gli occhi e le orecchie dei Carabinieri nel paese.
Non vogliamo dire che dovesse lavorare giorno e notte, ci mancherebbe. Anche lui aveva la sua famiglia e il diritto di stare tranquillo a casa propria.
Ma il solo fatto che abitasse a Sardara, che conoscesse tutti e che tutti conoscessero lui, aveva un’importanza che forse oggi si sta dimenticando.
Pensiamo anche che chi ha intenzione di comportarsi male ci pensi un po’ di più quando sa che in paese vive il Comandante dei Carabinieri.
Magari ci sbagliamo, ma noi anziani queste cose le abbiamo viste e vissute per tanti anni.
Ecco perché vorremmo chiedere ai superiori dell’Arma di fare il possibile affinché anche il nuovo Comandante venga a vivere a Sardara con la sua famiglia.
Sappiamo che ognuno ha la propria vita e che non si può obbligare una persona a trasferirsi. Ma speriamo che questa possibilità venga presa seriamente in considerazione.
Noi saremmo i primi ad accogliere il nuovo Comandante e la sua famiglia a braccia aperte.
Non chiediamo che faccia miracoli o che risolva da solo tutti i problemi del paese. Vorremmo semplicemente che vivesse tra noi, che imparasse a conoscere Sardara anche fuori dall’orario di servizio, come faceva chi lo ha preceduto.
Perché una cosa è venire in paese per lavorare e poi andare via, un’altra è viverci tutti i giorni.
Intanto, quando passiamo davanti alla vecchia caserma, ci viene tristezza.
Un tempo era un posto pieno di vita. C’erano i Carabinieri, entravano e uscivano le persone, e nell’alloggio abitava una famiglia.
Adesso è tutto chiuso.
E ci dispiace ancora di più sentire che proprio nelle vicinanze della caserma ci siano schiamazzi, petardi, bottiglie lasciate per terra e persone che, soprattutto la sera, non si comportano come dovrebbero.
Ci domandiamo se certe cose succederebbero con la stessa facilità se quella caserma fosse ancora abitata.
Forse sì, forse no. Ma sicuramente noi ci sentiremmo più tranquilli.
Alla nostra età non chiediamo molto. Vogliamo poter uscire per fare una passeggiata, andare in piazza, fermarci a parlare con qualcuno e tornare a casa senza preoccupazioni.
E soprattutto vogliamo stare tranquilli per i nostri nipoti.
Quando escono per andare a scuola, al catechismo o a trovare gli amici, vorremmo salutarli senza avere sempre il pensiero che possa succedere qualcosa.
Non è bello arrivare a una certa età e cominciare ad avere paura nel proprio paese.
Per questo chiediamo che la caserma venga riaperta il prima possibile e che i cittadini di Sardara possano tornare ad avere i loro Carabinieri vicino a casa.
Ma chiediamo anche qualcosa in più.
Vorremmo che, come succedeva prima, il Comandante tornasse a vivere nella caserma con la propria famiglia.
Ci piacerebbe passare davanti a quell’edificio la sera e vedere nuovamente una luce accesa alle finestre dell’alloggio.
Sapere che lì abita il Comandante, che la caserma non è più vuota, che i Carabinieri non sono soltanto di passaggio, ma fanno parte della vita del nostro paese.
Forse per chi è giovane queste cose hanno poca importanza. Per noi che abbiamo una certa età, invece, ne hanno tanta.
Abbiamo sempre avuto rispetto e fiducia nei Carabinieri. Li abbiamo visti aiutare tante persone e sappiamo quanto sia importante il loro lavoro, soprattutto nei piccoli paesi come il nostro.
E proprio perché vogliamo bene all’Arma, ci permettiamo di fare questa richiesta.
Sarebbe un bel segnale per tutti noi e, ne siamo convinti, aiuterebbe anche a ricreare quel rapporto di conoscenza e fiducia che una volta esisteva tra i cittadini e la Stazione dei Carabinieri.
Gentilissima Valeria, speriamo che voglia pubblicare questa nostra lettera o far passare almeno il messaggio contenuto.
Non vogliamo fare polemiche con nessuno e non vogliamo mancare di rispetto al nuovo Comandante, che magari ha già i suoi impegni e la sua famiglia altrove.
Vogliamo soltanto far sapere quanto sarebbe importante per noi rivedere quella caserma aperta e abitata.
Perché noi anziani non chiediamo soltanto di vedere più Carabinieri per strada. Vorremmo tornare a sapere che il Comandante dei Carabinieri vive qui, in mezzo a noi, conosce il nostro paese e si sente parte della nostra comunità.
E magari, un giorno, passando davanti alla caserma, potremo tornare a vedere le finestre illuminate e una famiglia che vive lì, come succedeva una volta.
Sarebbe una piccola cosa, ma per noi significherebbe tanto.
La ringraziamo di cuore per averci ascoltato.
Un gruppo di cittadini anziani di Sardara
Persone che amano il proprio paese e vorrebbero continuare a viverci senza paura”.












