Il movimento scrive al sindaco e alla polizia locale: “La domanda è inevitabile: com’è possibile che un cane anziano possa essere completamente invisibile alle istituzioni?”
Ancora violenza contro gli animali, questa volta ai danni di un cane anziano: gli animalisti chiedono spiegazioni e maggiore attenzione nei loro confronti: “Se aveva il microchip, il proprietario dovrebbe essere identificato rapidamente. Se non aveva il microchip, significa che per anni nessuno ha controllato, identificato o intercettato quell’animale. In entrambi i casi emerge un grave fallimento del sistema di prevenzione e controllo del territorio” spiega il movimento.
Le richieste verso le istituzioni sono “l’immediata identificazione dei responsabili; la verifica pubblica dell’eventuale presenza del microchip; di conoscere quali controlli siano stati effettuati e con quali risultati; un rafforzamento dei controlli sul territorio contro abbandono, mancata identificazione e maltrattamento degli animali”.
E ancora: “Una campagna straordinaria di controlli su microchip e registrazione dei cani. Un cane non diventa invisibile da un giorno all’altro. È stato invisibile per mesi o per anni. Ed è proprio questa invisibilità che gli ha permesso di finire dentro un sacco della spazzatura. Attendiamo risposte concrete e azioni immediate.
La protezione dei più vulnerabili costituisce un dovere pubblico
immediato, che richiede interventi chiari, tracciabili e coerenti con il quadro normativo vigente”.











